Grimes, Miss Anthropocene

(recensione): Grimes – Miss Anthropocene (4AD, 2020)

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Si è fatta attendere per quasi cinque anni la canadese Claire Boucher, più nota ai più con lo pseudonimo Grimes. Durante questi cinque anni i riflettori sono stati puntati su Claire per una miriade di motivi extramusicali, primo fra tutti la relazione rocambolesca con il multimiliardario Elon Musk, l’annuncio della prossima maternità e altre bizzarrie che, a un certo punto, hanno fatto storcere il naso anche a un’estimatrice convinta come la scrivente.

Il dubbio mi ha attraversato anche in occasione della pubblicazione del singolo Delete Forever, la scorsa settimana. Un pezzo dal classico andamento folkpop, una ballata acustica dalle sonorità decisamente insolite per la trentunenne canadese. Con il senno di poi, e avendo ascoltato il resto dei brani presenti sul nuovo disco abbiamo avuto la conferma che si tratta di unicum. Un solo episodio che, forse, altro non è che un omaggio al fidanzato sudafricano e al sound prediletto dalla comunità angloboera di cui quest’ultimo fa parte.

E’ stato quindi con un certo sollievo che abbiamo scoperto le restanti nove tracce (14 nella versione deluxe) di Miss Anthropocene, quinto album in studio per miss Boucher.

Lo iato di cinque anni ha permesso a Grimes di crescere artisticamente e musicalmente. Se Art Angels, disco interamente scritto e composto da Claire aveva già aperto la strada per interessanti sperimentazioni (sebbene la sua autrice lo abbia prontamente ripudiato, ndlr), con il terzo album in studio siamo alle prese con un’artista matura e consapevole, capace di affermare con decisione uno stile personalissimo.

Alcuni degli elementi più interessanti già presenti nella produzione di Grimes, sono qui rielaborati e amplificati, fino ad ottenere un esito nuovo e inaspettato. Trame musicali sature, abitate da tappeti di sintetizzatori, cui si aggiungono strati di percussioni, echi e riverberi con, eterea, quasi in secondo piano, la voce di Claire che pare giungere da una dimensione ultraterrena, dominano pressoché tutti i brani, in un’alternanza di luci e ombre. A partire da So Heavy I Fell Through the Earth, traccia che apre il disco, luminosa e solare, una sorta di dichiarazione d’amore alla vita e al bimbo che nascerà il prossimo mese di aprile.

Yeah, oh
So heavy, I fell through the earth
Yeah, oh
‘Cause I fucking love
Yeah, oh
So heavy, I fell through the earth
Yeah, oh
‘Cause I’m full of love from you

Avevamo incontrato la taiwanese Aristophanes 貍貓, ovvero Pan Wei Ju, in compagnia di Grimes già in passato, in occasione del brano SCREAM, incluso in Art Angels. E la rapper di Taipei puntualmente torna in un featuring sulle note della cupa Darkseid, pezzo dedicato al Tiranno di Apokolips, personaggio immaginario protagonista della saga di fumetti nata da un’idea di Jack Kirby e Al Plastino per la DC Comics.

Le voci di Grimes e Aristophanes si sposano a meraviglia e si alternano in un dialogo multilingue che ha un andamento ombroso e surreale.

Unrest is in the soul, we don’t move our bodies anymore
Unrest is in the soul, we don’t move our bodies anymore

What does it take to be a survivor?
Your death becomes part of the eternal pain of my body

udiamo in coda al pezzo.

Fra gli episodi più interessanti e riusciti del disco non possiamo esimerci dal citare la seconda traccia ispirata dall’universo DC Comics, ovvero la bella New Gods, che ci accoglie con il suo sound solenne e luminoso, sottolineato dalla voce scintillante di Claire.

O IDORU, traccia insolita e dalle continue variazioni di ritmo, che si presenta con il biglietto da visita di una trama complessa e ricca di elementi che si intrecciano, nonostante le apparenti contraddizioni.

La versione deuxe del disco comprende cinque bonus tracks, non ultima una versione remixata di Appreciate Power, brano del 2018 eseguito assieme ad Hana, amica di lunga data di Grimes, pezzo che in questa vesta acquista un insolito spessore che ce lo fa preferire all’originale. Completano l’album alternate version di IDORU, So Heavy I Fell Through the Earth, Violence e My Name is Dark.

L’esito finale è positivo e conferma il talento di una musicista in crescita.

8,5 /10
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