BonifAce - Boniface

(recensione): BonifAce – Boniface (Transgressive Records, 2020)

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Nato e cresciuto a Winnipeg in Canada, Micah Visser, che ha adottato il nome di scena BonifAce, ha soli 25 anni, ma, ascoltando la sua musica, pare evidente che il suo orizzonte sia costuito soprattutto dall’universo pop anni ’80, del quale ha decisamente adottato il sound.

E’ stato pubblicato lo scorso 14 febbraio Boniface, l’album del suo debutto, un disco eponimo che, forte di ben 12 tracce (18 nella versione deluxe), ha puntato i riflettori sul musicista canadese, raccogliendo il plauso di critica e pubblico.

Scritto in un lungo lasso di tempo che include anche gli anni dell’adolescenza del quale dettaglia come in una sorta di diario le difficoltà di crescita, il batticuore dei primi innamoramenti e le inevitabili rotture, Boniface è un mélange di sonorità synthpop e indiepop che si alternano a delicate ballate al pianoforte, sulle quali si innestano atmosfere malinconiche e struggenti raccontate da testi dal sapore fortemente autobiografico.

L’esito finale è gradevole e positivo, anche grazie alla provvida collaborazione con il produttore Neil Comber, al quale si devono gli arrangiamenti, nelle cui mani sicure si sono messi, nel passato star del calibro di Charli XCX, Glass Animals o  M.I.A.

Prima traccia del disco, Waking Up in Suburbia, è una romantic ballad dominata dal dialogo fra voce e pianoforte.

Isn’t it marvelous the way we left our old bodies behind?
In a city I’m a stranger to, alone with you, I lost my mind
It was cold in your car as we both came down
I wasn’t looking for a light, but the lightning helped
You’re such a storm cloud

recita la strofa introduttiva, che rivela indubbie qualità poetiche.

Altrove le cadenze sono molto più movimentate come nel secondo brano in programma, I will not return as a tourist, un singolo datato 2018, particolarmente amato dal suo autore che ha, per ovvie ragioni, deciso di includerlo nell’album. Un brano tutto in crescendo con una intro minimalista a sfumare su una trama synthpop che si addice magnificamente alla pista da ballo.

Sono decisamente ballabili anche le tracce che seguono, Keeping Up e Dear Megan che ci accolgono con un tappeto di sintetizzatori e percussioni, a dispetto di un testo strappalacrime.

Dear Megan, I’m sorry
I spent this summer drinking in an empty apartment
Sometimes I get this feeling late at night
That you’re a bed of roses growing in my spine

canta desolatamente Micah.

Veloci brani pop e stuggenti ballate al pianoforte si alternano senza soluzione di continuità, quasi a voler rappresentare le due anime di BonifAce. Cosi’ ecco che al pop rock di Oh My God e Fumbling fa seguito la romantica Your List, uno dei momenti più emozionanti e riusciti del disco.

I remember the first time I disappointed you
And the first time you got angry
In my childhood bedroom
Still unemployed, but speaking strong
I wish you wouldn’t call me your man
Was kinda trying out there then
We were children back then
Didn’t even know who I was

recita la seconda strofa, ennesima conferma del talento di BonifAce, capace di tratteggiare con elegante sapienza istanti della propria quotidianità.

Magnifica la sequenza che chiude il disco: a partire da It’s a joke, con il suo synthpop venato di nuances rock e shoegaze, in una sorta di turbinio di cadenze e stili. Non meno riuscita Stay Home, con la sua trama di sintetizzatori sul cui sfondo si staglia la voce di Micah. Un altro episodio particolarmente felice dell’album.

Infine la splendida ballata Making Peace With Suburbia, che fa il paio con il brano in aperura, al quale offre in un certo senso una sentita risposta.

Now I’m saying that I want you back
But what I really mean is I just wanna feel clean again
I’m saying that I want you back
But I just want to feel young, and I just want to feel loved
And if you gave me the chance I would just let you down
All again and again and again and again
And if you gave me the chance, I’d end up just like them
All again and again and again and again and again

canta mestamente BonifAce.

La versione deluxe prevede alcune bonus tracks, dei demotape e una versione alternativa di Keeping Up e Oh My God.

La notazione è più che positiva.

7,5/10

 

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