Destroyer, Have we met

(recensione): Destroyer- Have We Met (Merge Records, 2020)

nessun commento

Sin dagli esordi, nel 1996, il canadese Dan Bejar ci ha abituato a lavori eleganti, ricercati e con un marcato gusto per la sperimentazione. Un trend stabile, caratterizzato dalla produzione costante di nuovo materiale musicale che ha raggiunto livelli più che rimarchevoli nel corso di questo ultimo decennio. A partire dalla pubblicazione di Kaputt nel 2011, un exploit replicato nel 2015 con Poison Season e nel 2017 con lo splendido ken. Impresa ardua quella di riuscire a superarsi, ma Dan, couadiuvato come sempre dalla sua band, i Destroyer, ha ancora in riserbo più di una cartuccia. Risale a fine gennaio la pubblicazione di Have We Met, il tredicesimo e più recente lavoro in studio della band, un disco bello e sofisticato, una sorta di antologia di quanto di meglio Bejar e soci hanno saputo offrirci nel corso della loro lunga carriera.

Il sound elaborato dai canadesi è un mélange di alternative rock e art pop, venato di sfumature elettroniche che si alternano a cadenze smooth jazz e qua e là a pennellate ambient o post-punk.

Dieci i titoli inclusi nel disco, per la durata di circa 42 minuti. E’ It Just doesn’t happen il secondo singolo estratto, pubblicato a qualche settimana di distanza dall’apripista Crimson Tide. Brano veloce e ritmato è probabilmente il migliore biglietto da visita che possiamo scegliere per iniziare la nostra esplorazione nelle atmosfere raffinate del disco.

Magnifico anche il terzo estratto, pubblicato a inizio gennaio, una Cue Synthetizer sottolineata da tiratissimi riff di chitarra ad accompagnare la voce di Bejar.

Open door policy and not a goddamn thing at night
Death threat scrawled in invisible ink’s alright
Been to America, been to Europe, it’s the same shit
Went to America, went to Europe, it’s all the same shit
I look around the room, I see a room of pit ponies
Drowning forever in a sea of love

recita la strofa centrale del pezzo, con la voce quasi inghiottita da un tappeto di chitarre e sintetizzatori.

Atmosfere eteree e rarefatte abitano tracce come The television music supervisor e foolssong, che offrono a Dan l’opportunità fare sfoggio di una penna in stato di grazia.

I walked into the room and was made sick by the room
I painted a painting known as “A Girl And Her Broom”
Its figures all lit up
Nagasaki, At Night, At War With The Devil

Fra gli episodi migliori, Kinda Dark brano in crescendo dominato dal dialogo serrato fra chitarre e sintetizzatori a sfumare in un vorticoso riff di chitarra e, in coda, The Man In Black’s Blues, probabilmente uno dei testi più poetici mai scritti da Bejar.

When you’re looking for something In the palm of your hand
It disappears
Before your very eyes

When you’re looking for nothing
And you find
Nothing is more beautiful
Than anything you ever knew

When you’re looking for something
That you know is through
It’s like it flies away
Before your very eyes

Un album riuscito che è anche una ennesima prova del valore della band e del suo lead singer che attendiamo alla prova del live.

8/10


click here to listen & buy

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.