dario torre, eien

(recensione): Dario Torre – 永遠 eien (Vipchoyo Sound Factory, 2020)

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永遠, eien è la parola usata dai giapponesi per indicare l’eternità, l’immortalità. Eien è anche il titolo scelto da Dario Torre, membro storico degli Stella Diana per la sua prima prova solista, un EP di 5 tracce, disponibile da ieri all’ascolto.

Dario Torre (c) Ilaria Sponda
Dario Torre (c) Ilaria Sponda

Concepito e realizzato senza alcuna pressione editoriale, quasi per gioco, eien è allo stesso tempo un disco solista e un lavoro di squadra. Oltre a Dario vi partecipano, infatti, Giacomo Salzano, storico bassista dalla band, qui in veste di produttore oltre che impegnato ai sintetizzatori e Marco Margione, musicista di stanza a Barcellona, a cui si devono gli effetti speciali delle space guitars in 1994, traccia che chiude l’EP.

Possiamo leggere una certa continuità stilistica e assieme una cesura fra il lavoro della band madre e questa nuovissima produzione di Dario, che da sempre, ha mostrato di non temere le sfide e, album dopo album, ha sperimentato con esito più che positivo sonorità differenti. Se 57 ci aveva già introdotto in scenari gotici, atmosfere sospese e in una dimensione atemporale e ultraterrena, è in eien che queste cadenze si perfezionano, forse sottolineate dall’assenza di una parte vocale.

Le cinque tracce, solo strumentali, a cavallo fra Oriente e Occidente, hanno il colore cupo della notte. A partire dal brano in apertura ovvero Nothing of what I see comes close to me, scandito da un battito regolare che ci accompagna per tutta la durata del pezzo. E’ questo il fil rouge che lega indissolubilmente le 5 tracce, tutte dal sapore cinematografico: è il caso della spettrale Sleep e di I can’t, I must, sottolineata dal dialogo inquietante fra basso e sintetizzatori. Ma gli episodi migliori sono forse in coda, come nel caso della splendida Veils above all, dalla trama complessa e affascinante, attraversata da inattese nuances noise. E a chiudere l’EP, 1994, il brano più luminoso del disco, al quale le space guitars di Margione, conferiscono una cadenza psichedelica dal sapore bohemien.

Un EP che si lascia ascoltare con grande interesse.


8,2/10

In occasione della pubblicazione di eien abbiamo rivolto qualche domanda a Dario Torre.

Dario Torre (c) JFC photos
Dario Torre (c) JFC photos

Coeurs & Choeurs : comincio con la domanda di prassi. Cosa rappresenta per te lo shoegaze?

Dario Torre : Allora, diciamo che pur adorando tutto il genere e non ti sto a fare nomi, lo uso utilitaristicamente nel senso che ha giovato tanto alla band avere un minimo di collocazione per essere inquadrata. Ora, è pacifico che ascoltando gli Stella Diana ci si possano trovare tantissimi riferimenti non solo allo shoegaze ma alla new wave del decennio precedente. Questa cosa ci ha portato ad essere apprezzati su entrambe le sponde. Per quanto mi riguarda, sono del 75, ma appartengo alla new wave e al post punk e lì morirò.

C&C : con quale approccio hai realizzato questo disco solista ? Quali sono le differenze rispetto alle realizzazioni con gli Stella Diana ?

DT : Non so come spiegarlo, ma io faccio musica senza avere mai nulla in programma. Non ho mai composto a casa una singola linea di chitarra o canticchiato qualcosa mentre faccio la doccia colpito dal fulmine dell’ispirazione. Tutto quello che faccio con la band è fatto in sala prove, tranne qualche rarissima eccezione. Per il mio progetto solista stessa cosa. Un giorno mi sono messo d’accordo con Giacomo (Giacomo Salzano, ndrl), il bassista degli Stella Diana nonchè produttore di tutti i nostri album e ci siamo visti da me. Un portatile, un amplificatore, un synth, un basso e la mia chitarra. Avevo giusto fatto qualche loop di batteria col Fruity Loops, ma niente di che; fatto sta che in mezza giornata sono usciti fuori quattro pezzi composti al momento. Giacomo ormai mi conosce, lo faccio anche quando devo mettere qualche chitarra supplementare per la band; basta che io dica: “Giacomo premi record e non ti preoccupare” e lui già sa che può fidarsi. Unica eccezione, per 1994, le chitarre primarie, anzi il pezzo in generale è stato composto da un nostro carissimo amico, anzi fratello direi, Marco Morgione, che vive a Barcellona e che fa il fonico e produttore nonchè il musicista con i suoi progetti musicali ed ha anche registrato Gemini nel 2011. Gli ho chissto delle chitarre a suo piacere e gusto e mi ha mandato delle tracce praticamente finite alle quali ho aggiunto giusto qualcosa. Quindi per tornare alla domanda su quali siano le differenze con gli Stella Diana, ti dico praticamente nessuna se non che qui ho avuto il controllo totale del mood dell’album che doveva essere scuro ed evocativo. Fondamentalmente una sorta di colonna sonora per qualche scenario di devastazione e solitudine. Il grosso comunque del lavoro lo ha fatto Giacomo in post produzione aggiungendo altre cose e rendendo i brani più definiti. Il lavoro fatto sul primo brano nonchè singolo è stato spettacolare a parer mio.

C&C : la vostra musica è shoegaze ma in realtà le sonorità sono più complesse e comprendono da sempre interessanti elementi new wave. Quali sono le tue influenze musicali?

DT : Mi dicono tutti che sono un nazista musicalmente perchè sono schifiltoso ai limiti del parossismo. Ed è vero, cioè diciamo che cerco sempre di ascoltare solo ciò che mi emoziona al di là del nome dell’artista e infatti ho in spregio tanta roba che normalmente è considerata valida. Comunque oscillo moltissimo da Satie, Debussy, Mahler, fino al post punk di cui sopra, new wave, Nick Drake, dark, colonne sonore (Vangelis su tutti). L’elenco sarebbe lunghissimo, ma se dovessi citare almeno dieci dischi da portarmi per un viaggio nello spazio siderale non avrei dubbi: Il primo dei Velvet Underground, Desertshore di Nico di cui ho una venerazione che rasenta il fanatismo, poi Jeopardy dei Sound, Just for a Day degli Slowdive, una raccolta di Nick Drake, Revolver dei Beatles, Heads Up delle Warpaint, il primo degli Interpol, Script of the Bridge dei Chameleons e infine Disintegration dei Cure, ma ce ne sono almeno altri cento.

C&C : cosa hai in progetto per il futuro ?

DT : Non so. Il futuro potrebbe non accadere mai e vale per me e per gli Stella Diana. Ora c’è Eien poi si vedrà.

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