(recensione): Bryce Dessner -The Two Popes, OST (Netflix Studio, 2019)

Come i nostri più fedeli lettori avranno compreso, il National Bryce Dessner è uno dei musicisti ai quali, noi di Coeurs & Choeurs, siamo più affezionati. Per una fortunata serie di eventi  – non da ultima la fase straordinariamente feconda  della carriera del brillante multistrumentista americano – nel corso del 2019 molteplici sono state le occasioni di parlarvi delle sue composizioni, tanto in veste solista, quanto in seno alla band madre.

Un disco nuovo di zecca con i National, I am easy to find, presentato in avant-première a Paris, città dove Bryce risiede da qualche tempo, dunque, ma anche una miriade di progetti solisti, dalla composizione di musica classica, fino alla realizzazione di soundtrack, attività nella quale il nostro eccelle.

E cosi dopo The Kitchen, agli sgoccioli del 2019, è arrivata anche l’attesa colonna sonora pensata per The Two Popes, una delle più ambiziose produzioni del colosso Netflix, che, sempre di più, si sta rivelando un serio concorrente delle majors hollywoodiane.

La storia narrata in The Two Popes (lungometraggio candidato a ben 4 Golden Globes) è allo stesso tempo conosciuta e nascosta. Il nucleo centrale del film è il legame insolito ma profondo che  lega i due ultimi papi cattolici, Benedetto XVI e Francesco I, dei quali viene messa in luce l’amicizia sincera, a dispetto dei caratteri antitetici, ma forse proprio per questa ragione complementari dei due, sullo sfondo del rocambolesco passaggio di consegne avvenuto nel marzo del 2013.

I ruoli principali sono affidati agli straordinari Anthony Hopkins, nelle vesti di Papa Ratzinger e Jonathan Pryce, un somigliantissimo Papa Bergoglio, impegnati in un riuscito dialogo che si svolge, evidentemente, a Roma, a Città del Vaticano e a Castel Gandolfo, dove il cardinale argentino si reca nella speranza di fare accettare a Benedetto XVI le proprie dimissioni. Nel corso delle infinite e lunghe conversazioni che hanno luogo fra i due, numerosi i temi toccati: dalle questioni teologiche agli scandali che hanno investito la Chiesa un po’ ovunque. La pedofilia, certamente, ma anche le collusioni con le dittature sudamericane, occasione per il futuro papa Francesco di fare un sentito mea culpa.

La colonna sonora scritta da Dessner tiene ovviamente conto delle differenti personalità dei due protagonisti. Cosi’ la chitarra e i ritmi latini sottolineano l’ingresso in scena di Pryce/Bergoglio, soprattutto nel corso dei frequenti flashback che ci riportano indietro nel tempo, agli anni della giovinezza a Buenos Aires. Sublime, la seconda traccia inserita in scaletta, una commovente Cuando Tenga la Terra, brano di Mercedes Sosa arriva poco prima della solenne Ratzinger Election, in un alternanza che pare voler replicare il dialogo che si snoda sullo schermo.

Le note di chitarra sono protagoniste pressochè di tutti i brani che annunciano l’apparizione di Papa Francesco, come Bergoglio’s Awakening, che sfuma su languidi riff, preludendo a Siete de Abril e alla struggente Dirty War. In tutti i pezzi domina lo strumento che è probabilmente quello  prediletto di Dessner, assumendo ora toni luminosi ora spettrali, quando annunciati dal rintocco gelido delle campane. Straordinari gli archi nei brani più intensi e struggenti, come l’eloquente Taken Away and Tortured o They Took Esther, che si risolvono nelle rappacificate Another Bergoglio e Pope Francis.

Completano la rosa dei brani scelti per illustrare il film Minguito, brano alla fisarmonica composto dal musicsita jazz/folk Dino Saluzzi e Sastanàqqàm del maghrebino Tinariwen, in un giro del mondo che ci rimanda alla vocazione universalista propria della Chiesa di Roma.

Non ci pare, infine, una scelta fuori luogo quella di chiudere l’OST con una versione riveduta e corretta del classico Besame Mucho.

Un film e una colonna sonora da non perdere.

8,2/10

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