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(recensione): Cate Le Bon & Bradford Cox – Myths 004 (EP- Mexican Summer, 2019)

Cate Le Bon & Bradford Cox, Myths 004

E’ nota a tutti e feconda l’amicizia, rapidamente divenuta collaborazione fra Cate Le Bon e Bradford Cox, l’allampanato lead singer dei Deerhunter. Entrambi protagonisti di questo 2019 con lavori belli e importanti, destinati a popolare le classifiche di fine anno di più di un recensore, i due si sono ritrovati nell’ aprile dello scorso anno a Marfa nel deserto texano e hanno approfittato della settimana trascorsa assieme, ai margini del festival musicale Marfa Myths, al quale entrambi partecipavano, per mettere assieme delle idee che si sono trasformate in breve in 7 tracce, in questi giorni confluite nell’EP Myths 004.

Con tali premesse è evidente che questo lavoro sia una somma di pregi e difetti. Frutto del talento di questi due strordinari musicisti, le sette tracce incluse nel disco risentono senza dubbio delle influenze musicali che già abitano Reward, disco della Le Bon o che ritroviamoo in Why Hasn’t Everything Already Disappeared?la strordinaria ultima fatica dei Deerhunter. Ma l’asprezza del deserto e il tempo a disposizione, limitato, devono avere giocato ugualmente il loro ruolo e – malgrado alcuni passaggi di bellezza folgorante – il lavoro, nel suo complesso, resta una sorta di diamante grezzo, sul quale forse, sarebbe interessante ritornare con maggiore attenzione.

E’ Canto! traccia interpretata da Cox ad aprire le danze. Un brano nel quale la voce di Bradford doppiata con la tecnica del double-tracking si staglia su una trama sonora popolata di riff di chitarre distorte in dialogo con autoharp e percussioni, a cantare di una lunga cavalcata solitaria.

I landed at an angle through thickets of mint
Disused old station
Wrong side of the fence
And I’ve roamed so ugly I’ve worn out my tread
My leathers don’t fit me
The dampness and dread

E’ invece quella di Cate Le Bon la voce protagonista del secondo brano, Secretary. Una splendida e struggente ballata, che conserva in gran parte le cadenze eteree e rarefatte che sono in gran parte all’origine del fascino etereo di Reward.

Can I take some time
Can you stay on hold
Take a holiday
Make amendments
Can I take some time
Can you stay on hold
Take a holiday
Make amendments

recita il ritornello che sfuma nella strofa finale lasciata alla sola voce di Cox, in quello che è probabilmento l’episodio migliore o meglio più compiuto dell’EP.

Mascara brushed across the planes. All of the phone calls you made disconnected and without the search there would be no I. There is no I in the search, and why? Why are my eyes so bare to the light? To the light

Interessanti, ma certamente ancora ad uno stadio embrionale le altre tracce, come le solo strumentali Companion in Misfortune, che puo’ vantare la prestigiosa partecipazione della Warpaint Stella Mozgawa, oltre che di Stephen Black, Tim Presley e Samur Khouja e Constance, pezzo dominato dal dialogo fra percussioni e sintetizzatori.

Ipnotiche e dall’andamento ossessivo le tracce che formano la sequenza finale dell’EP, ovvero Fireman, Jericho e What is She wearing. La prima con la voce di Cate impegnata in un ritornello ripetitivo cui fa da controcanto la voce distorta di Cox a creare un effetto a tratti spettrale.

I am a fireman
Putting  out fires, man
I  am a fireman
Putting out fires, man

Fire in the city
Fire  in the house
Fire  in the furniture
Fire in the atmosphere
Fire  on the pavement
Fire in the hole
Fire in the kitchen
Fire in the candleshop

L’interlocutoria Jericho ci conduce fino al brano che chiude il disco, What is She wearing, traccia dall’andamento dissonante e a tratti di  difficile ricezione nel quale una prima parte disarmonica e atonale sfuma su un finale cui le percussioni conferiscono inattese venature jazzate.

L’esito finale, malgrado le imperfezioni, ci pare decisamente positivo.

7,7/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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