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(live report): Jesca Hoop @Le Petit Bain (Paris, 15 octobre 2019)

Era un concerto assai atteso dalla redazione di Coeurs & Choeurs, quello di Jesca Hoop, lo scorso martedi al Petit Bain, a Parigi. Autrice di uno degli album più intensi e riusciti dell’anno, Stonechild, Jesca è una songwriter dal repertorio ricco e variegato, all’intersezione fra indiefolk, jazz, blues e rock in senso più stretto.

La sua  esibizione è, purtroppo, passata un poco in sordina, ma nonostante cio’ e, a dispetto della giornata piovosa infrasettimanale, ad accoglierla nella sala da concerto ricavata da un battello ancorato ai bordi della Senna, a pochi passi dalla Bibliothèque Nationale Française eravamo non pochi, in maggioranza americani – suoi connazionali, ma anche molti locali. Il compito di aprire il concerto è stato affidato a un gruppo bordolese, The Queen of the Meadowduo composto da Helen Ferguson e Julien Pras, che ha deliziato la sala con il suo folk dalle atmosfere delicate e rarefatte.

The Queen of the Meadow @Petit Bain
(c) Coeurs & Choeurs

Poco dopo le 21.00 fa il suo ingresso in scena Jesca, accompagnata dai suoi musicisti. Piedi nudi, capelli raccolti e un magnifico abito di raso di seta rosa, l’americana è loquace e non è avara di scambi con il pubblico. E’ Death Row, pezzo estratto proprio dal recente Stonechild ad aprire l’esibizione. L’ultimo disco, con ben dieci titoli è il grande protagonista della serata, ma, ovviamente non possono mancare brani dai lavori precedenti, come Memories are Now, dall’album omonimo, presente anche con le bellissime Pegasi e The Lost Sky.

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#jescahoop the lost sky in Paris #gig #paris

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La voce di Jesca è bella e potente ed è sottolineata dall’evidente intesa con i membri della band, che assicurano un back up anche vocale.

Particolarmente emozionanti le versioni offerteci di Free of the Feeling, Murder of Birds e Old Fear of Father. 

Fra un brano e l’altro, come un’autentica storyteller, Jesca ci racconta dei suoi esordi, del tempo trascorso nel deserto dell’Arizona, con i suoi straodinari tramonti e del ritorno in California.

Indovinata la sequenza che chiude la prima parte dell’esibizione che si apre con la splendida Red White and Black, continua con Pegasi, Shoulder Charge e All Time Low per concludersi con Passage’s End.

Una brevissima pausa e l’encore prevede due brani, Time Capsule e, interpretato a cappella dalla sola Hoop, Storms Make Grey the Sea, pezzo con cui si termina una serata riuscitissima.

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Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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