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(recensione): Nick Cave & The Bad Seeds – Ghosteen (Ghosteen, 2019)

Nick Cave & The Bad Seeds - Ghosteen

Nessuno se lo aspettava cosi’ all’improvviso. Annunciato solo qualche giorno fa, direttamente da Nick Cave attraverso la sua ormai irrinunciabile newsletter, Ghosteen, terzo capitolo della trilogia che ha preso inizio con Push the Sky Away ed è proseguita con Skeleton Tree, è arrivato lo scorso 3 ottobre e, dalle primissime note, ha creato attorno a sè un’aura difficilmente descrivibile. Bellissimo e dolente, anche questo nuovo disco, come il precedente Skeleton Tree ruota evidentemente attorno al tema della morte, della perdita di una persona cara e di come venire a patti con un dolore insuperabile. Sono trascorsi ormai quattro anni dalla tragica scomparsa di Arthur, il figlio quindicenne del musicista australiano, che assieme alla moglie Suzie, ha deciso di vivere pubblicamente e condividere le emozioni suscitate da questa tragedia, nel tentativo, estremo, ma in un certo senso riuscito, di trovare nello spazio comune di un dialogo ininterrotto, un senso in cio’ che a uno sguardo superficiale sembrebbe totalmente insensato. Il dialogo di Nick con i propri fan è diventato via via sempre più intenso: alla newsletter si sono aggiunti concerti-evento durante i quali musica e parole si intrecciano vertiginosamente: Ghosteen non poteva essere esente dall’influenza esercitata da tutto questo pathos condiviso.

Ma procediamo con ordine.  E’ la cupa e poetica Spinning Song ad aprire l’album: un brano dal sapore agrodolce dedicato al defunto re del rock Elvis Presley. Struggenti e ricorrenti un po’ in tutte le tracce dell’album i versi che chiudono il pezzo sono allo stesso tempo un’implorazione, una preghiera e una disarmante dichiarazione d’amore.

And I love you, and I love you, and I love you, and I love you
And I love you, and I love you, and I love you
Peace will come, a peace will come, a peace will come in time
A time will come, a time will come, a time will come for us
Peace will come, a peace will come, a peace will come in time
A time will come, a time will come, a time will come for us

Ancora più bella e folgorante Bright Horses, brano che, come se ce ne fosse davvero bisogno, è un’ulteriore conferma della straordinaria vena poetica di Cave.

Sono le delicate note del pianoforte a dominare la traccia che affronta una delle questioni che sono da sempre al centro delle riflessioni di Nick, ovvero la capacità di separare il bene dal male, e accanto a cio’ il necessario perdono che dobbiamo saper offrire anche al peggiore dei nostri nemici.

And everyone has a heart and it’s calling for something
We’re all so sick and tired of seeing things as they are
Horses are just horses and their manes aren’t full of fire
The fields are just fields, and there ain’t no Lord
And everyone is hidden, and everyone is cruel
And there’s no shortage of tyrants, and no shortage of fools
And the little white shape dancing at the end of the hall
Is just a wish that time can’t dissolve at all

Meravigliosamente intensa, Waiting for You è probabilmente una delle migliori canzoni di Nick. 

E’ ancora una volta il pianoforte il grande protagonista del brano, che mescola immagini e suoni creando una sorta di racconto fatto di note e fotogrammi in un continuo slittamento da particolare a unversale, pubblico e privato.

A priest runs through the chapel, all the calendars are turning
A Jesus freak on the street says He is returning
Well sometimes a little bit of faith can go a long long way
Your soul is my anchor, never asked to be freed
Well sleep now, sleep now, take as long as you need

recita Cave, con la sua magnifica e inconfondibile voce baritonale.

Innumerevoli i momenti perfetti in cui musica e parole si fondono a ricreare il mistero e la magia della bellezza.

Avviene in Sun Forest,  brano dalla lunga introduzione strumentale, in cui udiamo sullo sfondo delle note  dell’immancabile pianoforte, la voce di Nick recitare:

There is nothing more valuable than beauty
They say there is nothing more valuable than love
And I lie amongst the leaves and the burning trees
And the fields of smoke and the black butterflies
And the screaming horses and your bright green eyes, so beautiful
Oh, your bright green eyes, so beautiful

Avviene anche in Galleon Ship, uno dei pezzi musicalmente più complessi e strutturati, in cui i sintetizzatori simulano il suono di una sirena e fanno da sfondo alla voce di Nick assistita da un coro a fare da controcanto.

Ma ancora di più è il caso di Ghosteen Speaks e Ghosteen, tracce che da un lato mettono in musica la profonda connessione fra i vivi e quanti hanno lasciato questo mondo, dall’altro celebra il legame di Cave con il suo pubblico più fedele, in particolare quanti hanno, nel corso degli ultimi mesi, animato le intense serate evento della tournée Conversations with Nick Cave. 

I am beside you, I am beside you
Look for me, look for me

Well I think they’ve
Well they’ve gathered here for me
I am within you, you are within me
I am beside you, you are beside me
I think they’re singing to be free
I think they’re singing to be free
I think my friends have gathered here for me
I think they’ve gathered here for me
To be beside me
Look for me, look for me

udiamo come in un vertiginoso gioco di rimandi.

Chiude solennemente l’album Hollywood, pezzo sublime dalla struttura minimalista  che si dipana per la durata di quattordici minuti abbondanti. Come in tutte e undici le tracce, firmate da Cave e l’amico e collaboratore di sempre Warren Ellis, sono il pianoforte e i sintetizzatori in dialogo a tessere le trame che fanno da sfondo alla voce intensa di Nick, di tanto in tanto assistita da elementi corali.

Un brano dall’andamento maestoso e ieratico, intenso e commovente come spesso succede in questo disco.

And I’m just waiting now, for my time to come
And I’m just waiting now, for my time to come
And we hide in our wounds and I’m nearly all the way to Malibu
And I know my time will come one day soon
I’m waiting for peace to come
And I’m nearly all the way to Malibu
Oh babe we’re on the run, we’re on the run, we’re on the run
Halfway down the Pacific Coast
Well I left you sleeping like a ghost in your wounds
Darling your dreams are your greatest part
I carry them with me in my heart
Darling your dreams are your greatest part
I carry them with me in my heart
Somewhere, don’t know 

recita la seconda strofa. E davvero non ci resta che inchinarci commossi davanti a tanto talento e a una cosi’ sfolgorante bellezza.

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9,8/10

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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