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(recensione): Angel Olsen – All Mirrors (Jagjaguwar, 2019)

Angel Olsen - All Mirrors

Giornata ricchissima di uscite musicali dal peso specifico non indifferente, il 4 ottobre ha segnato anche il ritorno in primo piano dell’americana Angel Olsen. All Mirrors, questo il titolo del suo quarto album in studio, per il quale si è avvalsa della produzione di John Congleton, era particolarmente atteso, anche alla luce dei due primi magnifici singoli estratti in fase promozionale, ovvero la coinvolgente e intensa titletrack e, più recentemente, Lark, brano che apre il disco.

Angel Olsen, cantautrice elegante e raffinata, che, nel corso degli anni ci ha deliziato con collaborazioni importanti, a partire da quella con Will Oldham, aka Bonnie “Prince” Billy, senza dimenticare quelle non meno prestigiose con St Vincent o Sharon Van Etten. Paladina di un folkrock cantautorale, venato di sonorità elettroniche, Angel ci ha sempre incantato con la sua voce, potente e duttile, capace di adattarsi perfettamente alle necessità imposte di volta in volta dalle melodie. Nel caso di All Mirrors, tutto questo è reso ancora più evidente dall’aggiunta delle perfette orchestrazioni, garantite da Jherek Bischoff e Ben Babbitt, che sottolineano le undici tracce e contribuiscono a tessere una narrazione coerente e precisa.

All Mirrors è un concept album, costruito attorno al difficile percorso di crescita che ciascuno di noi si trova a percorrare alla fine di una relazione a senso unico, distruttiva e malsana. Le tracce, come singoli fotogrammi di un unico racconto  dipingono a tinte vivide questo viaggio interiore. E’ Lark il primo tassello, e, se dobbiamo dare credito alle parole di Angel si tratta anche del brano che ha richiesto più tempo e impegno per essere concluso.

To forget you is to hide
There  is still so much left to recover
If  only we could start again
Pretending we don’t know each other
I could not come back the same
This  city’s changed, it’s not what it was
Back  when you loved me
Walking down that path we made
When  we thought what we had was such a good thing

canta Olsen, in apertura di questa traccia dall’andamento epico e drammatico, sottolineata dal ritmo martellante imposto dalla batteria a cui si aggiungere ad accrescere la drammaticità del pezzo archi e sintetizzatori.

Magnifica la titletrack è anche il primo singolo estratto dall’album: brano introspettivo e complesso ci racconta di una donna persa nel labirinto degli infiniti sè riflessi  da tanti specchi immaginari che frammentano la sua essenza più intima.

Standing, facin’, all mirrors are erasin’
Losin’ beauty, at least at times it knew me
Standin’, facin’, all mirrors are erasin’
Losin’ beauty, at least at times it knew me
At least at times it knew me

canta Angel, con gli immancabili archi a sfumare nel finale.

Fra i momenti migliori , non possiamo no segnalare New Love Cassette e Impasse. La prima con le sue movenze gainsbourghiane, evocate in filigrana, la seconda dal ritmo cupo e ossessivo, che si sviluppa tutto in crescendo fino all’esplosione finale.

Il trittico che chiude l’album ci racconta di una rinnovata presa di coscienza e di una rinascita.  Si parte ovviamente dalla programmatica e luminosa Summer, che rivisita le nuances country intrecciandole a venature elettroniche, intensificate dalla ricca orchestrazione.

Took a while, but I made it through
If I could show you the hell I’d been to
Kept climbing ’til one day I looked back
Was so high, I couldn’t think to land

E’ un sound d’antan quello che si accompagna alla languida Endgame: un inizio quasi a  cappella ci introduce nei meandri di una trama complessa in cui non mancano venature a tratti jazzate.

I needed more, needed more than love from you
I  needed more, needed you to, to be with me
I  wrote it out, wrote it out so you might stay
I wrote it out, wrote it down, so we could play

canta Angel.

Chiude l’album uno dei pezzi più belli, ovvero la romantica Chance, brano che pare rubato alla colonna sonora di un film di Billy Wilder, a conferma dalla versatilità della giovane musicista americana e della incredibile ricchezza di questo suo ultimo lavoro che attraversa con classe ed eleganza epoche e stili.

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8,9/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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