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(intervista): Conversazione con i Rev Rev Rev

Rev Rev Rev (c) Salvatore Giorgio

Alla vigilia della pubblicazione di Kykeon, terzo capitolo nella produzione dei modenesi Rev Rev Rev, e in attesa di vederli in azione il prossimo mese al Supersonic, a Parigi, Coeurs and Choeurs ha fatto una bella e lunga chiaccherata con Sebastian Lugli che ci ha parlato un po’ del lpassato, del presente e del futuro della band e dell’universo in movimento che abita da sempre la loro musica. Buona lettura !

Coeurs & Choeurs: Con tre album in sei anni di attività e una presenza importante sulla scena europea dove suonate da sempre, siete probabilmente una delle band shoegaze italiane di punta. Ci raccontate un po’ i vostri esordi e le influenze musicali più importanti nella vostra formazione?

Rev Rev Rev (Sebastian Lugli): Fin dagli esordi eravamo molto influenzati da alcune delle nostre band preferite come My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chains, Loop, A Place to Bury Strangers, Spacemen 3, Brian Jonestown Massacre , Sonic Youth…Col tempo ovviamente ascolti tante altre cose e soprattutto trovi un tuo modo di fare le cose, bello o brutto che sia; comunque è innegabile che quell’imprinting lì ci sia rimasto.
E ci tengo a dire che un’influenza importante sulla nostra formazione musicale (almeno mia e di Laura (Iacuzio), e direi anche di Greta (Benatti); Andrea (Dall’Omo) è già fuori dalla zona di copertura purtroppo) è stata Radio Antenna Uno, una radio locale che da decenni mette grande musica alternativa. Una vera oasi nel deserto.
Quanto agli esordi, avevamo un’altra formazione, in realtà ne abbiamo cambiate diverse prima di trovare quella buona, ma dal 2014 siamo noi quattro (salvo periodi di assenza dell’uno o dell’altro). Quando ci siamo formati non era una cosa figa fare una band shoegaze, la c.d. rebirth o revival se preferite è arrivata poco dopo, ma in quel momento non c’era nessun tipo di hype al riguardo, anzi. Andavi a suonare e nessuno capiva che diavolo stessi facendo, pensavano che avessimo problemi tecnici perché la voce era “dentro” o perché sentivano un feedback. Vabe’, storie piuttosto comuni penso.

C & C: il nuovo album ha un sound potente e articolato, anche più del vostro precedente lavoro. mi pare un ulteriore balzo in avanti nel vostro percorso e un tassello che si aggiunge alla vostra evoluzione artistica. Come è nato ?

SL : E’ stata una genesi particolare, diversa dai precedenti. Dopo il tour del 2017 c’è stato un periodo in cui non era possibile provare con la band, per impegni lavorativi di Andre e la temporanea assenza di Greta. Tra l’altro io rimasi disoccupato (a parte l’ufficio stampa) per un mese perché mi era scaduto il contratto dove lavoravo e non potevo fare colloqui perché ero tornato dallo UK con la pertosse. E fin qui ci sta un chi se ne frega, naturalmente. Comunque approfittai di quell’inattività forzata per fare pezzi nuovi, mattoncino su mattoncino. Partivo dalle batterie, per le quali avevo un’idea fissa: dovevano essere minimali come un motorik, ma diverse. Lavoravo con Garageband (per lo più non usavo le programmazioni, le suonavo letteralmente con le dita sulla tastiera). Poi registravo i bassi, poi chitarre synth e melodie. In poco tempo avevo i demo di tutto l’album (a parte Sealand che è nata in studio), li feci sentire a Laura e iniziammo a lavorare sulle voci.
Abbiamo contattato Sergio Pomante, batterista che avevamo visto dal vivo con gli Ulan Bator e mi era sembrato perfetto per il tipo di suono che doveva avere la batteria in questo album, e lui ha accettato con entusiasmo di registrare le tracce (vive in Abruzzo ma provvidenzialmente ha anche un suo studio di registrazione, il Noiselab). Praticamente si è messo in cuffia le mie tracce fatte col laptop e ci ha suonato dietro: un fenomeno. E un paio di pezzi li ha anche portati a un altro livello, Clutching e Waiting.
Ma questo significa anche che abbiamo dovuto registrare separati, una novità per noi che negli altri dischi siamo partiti da una ripresa live tutti insieme. Per fortuna dietro al mixer c’era James (Aparicio), che ci ha fatto sembrare tutto facile.

C & C: Des fleurs magiques bourdonnaient era un album dalle atmosfere notturne. Kykeon mi pare un album più luminoso, dalle tinte vivide, influenzato dai colori dell’estate. E’ cosi’ ?

Non è scontata questa osservazione. Credo che a prima vista Kykeon possa apparire oscuro perché rispetto a DFMB che esplodeva di colori, è molto basato più sul chiaroscuro, sul bianco e nero da un certo punto di vista. Ma appunto per questo come dici tu risaltano di più le luci. Alcuni pezzi sono molto densi di luce, penso soprattutto ad Adrift e Summer Clouds. Rumore bianco, calor bianco, luce bianca.
Tra parentesi, Summer clouds avrebbe dovuto originariamente essere su DFMB poi rimase fuori dalla selezione. Ma è cambiata moltissimo, nell’originale non c’erano nè le marimbas nè questo accordo fluttuante rubato a Debussy (che c’entra il giusto, certo, ma è ascoltando lui che ho scoperto quell’accordo, e poi se lo chiamassi “accordo di sesta eccedente francese” darei l’idea di sapere cose che non so) su cui si gioca l’arpeggio di synth e un po’ tutto il pezzo.

C & C: in ogni vostro lavoro importanti sono i riferimenti alla psicanalisi e all’inconscio. quanto le altri arti (cinema, letteratura, arte, fotografia) influenzano musica e testi?

SL : Hai proprio ragione sui riferimenti all’inconscio, è una cosa che mi sembra naturale. La musica nella sua asemanticità mi è sempre sembrata il (non-)linguaggio perfetto per dare voce al mondo sotterraneo che si agita dentro di noi. Jung è sempre stato un’influenza fortissima ma in realtà stavolta solo dopo aver trovato il filo conduttore dei misteri eleusini mi sono imbattuto in una selezione di testi di Jung sui riti di iniziazione dell’antichità classica. Questo disco ha tante influenze non musicali, dalla logica paradossale, al vecchio dibattito sull’harmonia mundi, ai teoremi di incompletezza, i riferimenti non mancano ma non è neanche importante coglierli, anzi: credo che la musica non vada imbrigliata nel significato. Sono solo suggestioni che possono fare da innesco, ma tutto quello che succede dopo appartiene alla psiche di chi ascolta.
Poi ci sono le sincronie che semplicemente capitano. Solo a disco finito, quando abbiamo pensato alla parte grafica, io e Laura ci siamo resi conto che le opere di un pittore che ci piace moltissimo, Andrea Chiesi, si sarebbero abbinate perfettamente alle nostre sonorità. E quando Andrea ci ha detto che potevamo usare un suo quadro senza problemi, non ci credevamo…

C & C: insieme a Stella Diana e In Her Eye siete fra gli organizzatori dell’In a state of flux festival, una manifestazione per gli amanti della musica shoegaze in Italia. Quali sono le vostre impressioni sulle edizioni passate ? quali sono i progetti futuri ?

SL: Sì, Davide De Polo che è l’ideatore e lider maximo ci ha coinvolti in questo progetto che ci sta dando bellissime soddisfazioni. Si tratta di un festival itinerante, basato sullo shoegaze nelle sue varie declinazioni e soprattutto sul DIY nel senso più autentico e puro: ci diamo da fare e ognuno fa il suo pezzo, io e Laura come Kool Things PR ci siamo incaricati della promozione, e a livello organizzativo magari siamo più coinvolti nelle tappe bolognesi mentre altri seguono di più quelle milanesi o fiorentine, ma l’importante è sempre il collettivo. Le edizioni passate sono andate oltre le più rosee aspettative, sia come pubblico, sia come mood. Basta leggere i live report che sono usciti dopo le tappe di quest’anno a Bologna e Milano, che hanno raccontato benissimo l’atmosfera di festa e fratellanza che si respirava. Veniamo al futuro: in gennaio avremo per la prima volta una doppietta, Bologna e Firenze, in due sere consecutive. Non posso ancora dire niente, ma la lineup è esplosiva per chi ama queste sonorità, sembra si riesca a far convergere band mai viste insieme. Poi a fine primavera ci sarà un’altra edizione milanese, e per l’estate si sta lavorando a una partnership importante con un festival più consolidato.

A questo link, maggiori informazioni su album e tournée.

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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