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(recensione): Rev Rev Rev – Kykeon (Fuzz Club, 2019)

REV REV REV -Kykeon

Tre album in sei anni e una non trascurabile visibilità sulla scena internazionale, maturata nel corso del tempo, grazie a lunghe tournée europee, spintesi più recentemente fin oltreoceano. E’ questo il bilancio più che lodevole della carriera dei Rev Rev Rev, band modenese, da sempre punta di diamante della vivace scena shoegaze italiana.

Sarà pubblicato fra una settimana esatta la loro terza fatica, Kykeon: album che si annuncia tappa estremamente importante nel loro percorso e per più di una ragione. La principale senza dubbio la qualità dei contributi in fase di produzione. Per Kykeon, infatti, la band capitanata da Sebastian Lugli e Laura Iacuzio, ha potuto contare sulla collaborazione di James Aparicio, già noto per le proprie partecipazioni ai lavori di nomi prestigiosi, come Spiritualized e Mogwai e che qui si diverte anche alle percussioni, coadiuvando il batterista Sergio Pomante: il disco; inoltre, apparirà sotto l’egida della label Fuzz Club, storica etichetta londinese votata alla psichedelia.

Undici le tracce in scaletta. Il sound dei Rev Rev Rev, da sempre un affascinante mix di sonorità dreampop e psichedeliche cadenzate da un ritmo martellante garantito da indiavolate sessioni di batteria, in questo loro terzo capitolo appare anche più epico e imponente, senza che tuttavia cio’ vada a detrimento della raffinatezza e qualità delle composizioni. Se con il precedente Des fleurs magiques bourdonnaient la band si era avventurata in un universo magico e notturno, dalle tonalità in chiaro scuro, a fare da sfondo a un viaggio ipnotico fra sogno e realtà, con Kykeon eccoci trasportati sul palconscenico della Grecia dei Misteri Eleusini, un’isola assolata fuori dal tempo. Passato, presente e futuro si mescolano indefinitamente, traccia dopo traccia, fino a inebriare l’ascoltatore, travolto dal vortice di ritmi e immagini evocate dai singoli brani.

Magnifica la sequenza che inaugura la seconda parte dell’album, che ci guida, novelli Ulisse, in un periplo fra le isole del mediterraneo. A partire dalla magnifica e ritmata Sealand, che ci accoglie con una introduzione indiavolata, una trama avvolgente fra sintentizzatori, riff di basso e chitarra, il tutto sottolineato da un ritmo travolgente scandito da batteria e percussioni.

Non meno affascinanti e indiavolate le tracce a seguire, ovvero la programmatica Adrift in Chaosmos, Summer Clouds e Cyclopes, a disegnare un ideale itinenario per un viaggio nel tempo ma anche nei meadri del nostro inconscio.

E’ interessante la simmetria asimmetrica che possiamo rinvenire nei titoli dell’album: fra progressioni geometriche, formule matematiche e viaggi in epoche antiche, i brani si alternano fra luci e ombre, paesaggi assolati e nuvole, razionalità e inconscio. Il tutto sottolineato dalle travolgenti sonorità elaborate dalla band, che ha fatto proprio il paradigma shoegaze, attualizzandolo in modo originale e personale, grazie a innovative soluzioni e l’aggiunta di ingredienti inediti come le incursioni di tanpura, strumento indiano suonato da Tatiana Scalercio che si rivela estremamente affascinante in tracce come Gate of the dark female.

Tre i titoli fino ad ora estratti dall’album: la travolgente e ipnotica Clutching the Blade, uscita a marzo.

In agosto è stato la volta della bella e surreale One Illusion is Very Much Like Another brano che, una volta di più, ci consente di apprezzare la magnifica voce di Laura Iacuzio.

Ultimo singolo estratto 3 not 3, che è anche uno dei momenti migliori di un disco nel complesso eccellente.

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8,5/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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