Vai al contenuto

(recensione): Missy Elliott – Iconology – EP (Atlantic Records, 2019)

Missy Elliott - Iconology

In principio era Missy Elliott. Classe 1971, Melissa Arnette Elliott (questo il suo  nome per esteso) è la veterana delle rapper americane, ma la definizione rischia di starle decisamente troppo stretta. Regina incontrastata della scena hip hop e r’n’b, produttrice e stilista, Missy nel corso della sua pluridecennale carriera, ha collaborato con un po’ tutto il Gotha della musica a stelle e strisce, da Madonna a Christina Aguilera, passando per Ariana Grande e Whitney Houston,fino ad arrivare a Janet Jackson e Beyoncé. Ultima in ordine di tempo, Lizzo, stella nascente del firmamento rap, con la quale ha duettato sulle note di Tempo, una delle tracce più groovy e riuscite del suo sorprendente  Cuz I Love You. E  si tratta, evidentemente, di un elenco solo parziale e non esaustivo. Malgrado queste premesse sono trascorsi ben quattordici anni dalla pubblicazione di The Cookbook, album che aveva fruttato alla musicista di Portsmouth, in Virginia, una valanga di riconoscimenti e premi, non ultimo un Grammy  per il video di Lose Control. Nel corso di questo non indifferente lasso di tempo trascorso lontano dai palcoscenici, solo qualche fugace apparizione televisiva e nessun segno di voler tornare a confrontrasi con la musica, anche per via delle precarie condizioni di salute.

Ha sorpreso quindi un po’ tutti l’annucio, avvenuto lo scorso 22 agosto, via Instagram, che di li a poche ore sarebbe stato pubblicato un EP nuovo di zecca, dal titolo Iconology, una sorta di regalo di Missy ai propri fans e indirettamente un ringraziamento per il premio Michael Jackson Video Vanguard conferitole dagli organizzatori degli MTV Music Awards. 

L’universo rap del 2005 e quello di oggi viaggiano a velocità differenti, ma Missy è una professionista dal valore indiscutibile e basta un rapido ascolto delle cinque tracce  inserite in Iconology per comprendere le ragioni che spingono da sempre le nuove leve a citare la Elliott come loro nume tutelare e stella polare.

Hip hop, ma non solo: in dodici minuti scarsi l’americana ci offre un breve ma intenso saggio delle proprie infinite potenzialità, declinando, uno dopo l’altro tutti i registri di cui è capace. Sonorità blues, cadenze jazzate e nuances gospel sono sapientemente miscelate fino a tessere una trama complessa e multiforme.

A partire da Throw it Back, traccia assertiva e programmatica, una fiera rivendicazione della propria storia e del proprio valore, per un’artista che non teme sfide e confronti.

Walk up in this thing (Thing), I be on my game (Game)
If it’s competition (‘Tition), I put them to shame (Shame)
Different kind of chick (Chick), we are not the same (The same)
I raised all these babies, call me Katherine Jackson (‘Son)
Please don’t steal my style (Style), I might cuss you out (Wow)
What you doin’ now (Doin’), I did for a while (While)
Missy, Missy, Missy, go ‘head, let it slap (Slap)

rappa Missy e non ci pare sia necessario aggiungere alcunché.

Nello stesso registro ma sottolineata da un ritmo frenetico e velocissimo Cool Off, brano che evoca Jay-Z ma che attinge al sound tipico di Missy e di Timbaland, inconfondibile produttore di Iconology. Sonorità uniche e originali, riattualizzate fino a suonare risolutamente contemporanee, in un’operazione che rende giustizia del talento visionario dell’americana.

Break a sweat, make ‘em lose control, ain’t no AC
Goin’ hard, tempo forty-four, feel like Jay-Z
Four, feel like Jay-Z
Four, feel like Jay-Z
Four, feel like Jay-Z
Four, feel like Jay-Z (Stop)

recita la seconda strofa.

In DripDemeanor, Missy duetta con Sum 1, traccia dal ritmo più lento e sensuale, nella quale cadenze hip hop  convivono con venature r’n’b e soul, sottolineate da un testo in più di un passaggio esplicito.

Unless you tryna marry me
My ring must be big as a rock
I open up my candy shop, my panties drop

canta Missy.

Chiude l’EP Why I Still Love You, presente in due versioni, una delle quali a cappella: un brano languido e struggente dall’andamento soul che consente alla Elliott di fare bella mostra del proprio non indifferente range vocale.

Un ritorno decisamente gradito per una stella indiscussa,  di cui sentivamo da troppo tempo la mancanza. La notazione è, evidentemente altissima.

Click here to listen & buy

8,4/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: