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(recensione): Burna Boy – African Giant (Atlantic Records, 2019)

Burna Boy, African Giant

Musicista nigeriano che deve la propria notorietà alla pubblicazione di un primo album L.I.F.E. apparso esattamente 6 anni fa, Burna Boy, al secolo Damini Ebunoluwa Ogulu, si è costruito, negli anni un’eccellente reputazione presso critica e pubblico. A L.I.F.E. hanno fatto seguito altri due dischi: On a Spaceship nel 2015 e Outside nel 2018, lavori che hanno contribuito a definire lo stile affascinante e personale di Damini, una african fusion mescolata a ritmi r’n’b e soul a metà strada fra sonorità africane e cadenze occidentali.

Il 2019 è un anno ricco per Burna Boy: una prestigiosa collaborazione con Beyoncé gli è valsa la partecipazione a The Gift, album che quest’ultima ha pubblicato in concomitanza all’uscita della OST di The Lion King. L’artista nigeriano è presente sulla traccia JA ARA E, espressione che puo’ essere semplicemente resa con l’esortazione: fai attenzione!

African Giant, pubblicato praticamente in contemporanea a The Gift è invece il quarto album in studio del musicista africano ed è una delle sorprese più gradite di questa caldissima estate 2019.

Diciannove tracce, per un’ora esatta di musica. African Giant è allo stesso tempo un lavoro personale e autobiografico e  un omaggio al più antico dei continenti e ai musicisti che lo hanno celebrato.

Tell ‘em Africa we don tire
So here comes the African Giant
Many, many people don’t try ah
But you can’t test the African Giant
Emi omo logo logo
E no get person way me no know
Making dem loko oh no
Make you no dey do like otokoto

recita la titletrack, pezzo che apre il disco rievocando quanti si sono quotidianamente impegnati a promuovere lo spirito africano diffondendolo in altri emisferi.

Innumerevoli gli stili che si incrociano e dialogano traccia dopo traccia. R’n’b, jazz, funk, ma anche reggae e venature psichedeliche si ritrovano qua e là nelle pieghe delle diciannove canzoni, a creare un insieme disordinatamente coerente, sublimato dal fraseggio caldo e affascinante di Burna.

Bellissima, Anybody, secondo brano in scaletta, ci accoglie con il suo ritmo contagioso, inframmezzato da fugaci incursioni di sax a fare da contrappunto.

Numerosi gli episodi notevoli del disco, che puo’ contare su prestigiose collaborazioni. A partire dalla regina della musica beninese Angelique Kidjo che presta la propria voce, assieme a Damian Marley, in Different, pezzo impegnato e politico, che vede il dialogo riuscito fra ritmi caraibici e cadenze africane.

E’ invece la bella Jorja Smith a duettare con Damini in Gum Body, un brano dal sound singolare, che mescola ritmi afrobeat a venature soul.

Fra i pezzi più interessanti occorre citare anche Killin Them, che registra il featuring di Zlatan, nonchè Show & Tell, e This Side, quest’ultima traccia interpretata assieme a YG,  brani che consentono a Burna Boy l’opportunità di esibirsi su cadenze prevalentemente hip hop.

Infine, fra i momenti più notevoli non possiamo non attirare l’attenzione sulla bella e intensa Collateral Damage, forse la più impegnata delle diciannove canzoni, che si risolve in un accorato cahier de doléances incentrato sulla situazione politica della Nigeria, paese natale di Damini. 

My people serve they fear too much
We fear the thing we no see
One day all of us go die
We always get reason to fear
Fight for your right o you go to fear
Police go slap you,you go to fear
Fight for your pikin dem no go to fear
You go to fear fear fear

recita amaramente la terza strofa.

Chiude l’album Spiritual, e chiusura non potrebbe essere migliore: un sound afrobeat con un andamento a tratti reggae che culmina orgogliosamente con un messaggio recitato da Bose Ogulu che ci ricorda il fil rouge che attraversa tutte e diciannove le tracce e –  per esteso – tutta la produzione di Burna.

And, the message from Burna I believe would be that every black person should please remember you were Africans before you became anything else

 

 

8,2/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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