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(recensione): Bryce Dessner – The Kitchen (OST) (Warner, 2019)

Noto soprattutto per la sua attività di chitarrista nei National, Bryce Dessner, musicista raffinato e dalla creatività inesauribile, ha, assieme al fratello gemello Aaron, sviluppato, accanto alla carriera con la più famosa rock band, una feconda attività solista. Una felice collaborazione, con Sufjan Stevens per il progetto Planetarium e varie produzioni di musica classica culminate, quest’anno con la pubblicazione di El Chan, un album di sue composizioni originali eseguite da Katia e Marielle Labèque, apparso sotta la prestigiosa egida della Deutsche Grammophon. Ma non solo: fra i tanti progetti che possiamo ascrivere al geniale musicista americano rientra anche la composizione di fortunate colonne sonore: su tutte ricordiamo, in particolare la OST scritta assieme ad Alva Noto e Ryuichi Sakamoto per il film del messicano Alejandro González Iñárritu, The Revenant. 

E’ disponibile da qualche giorno anche la sua ultima fatica, ovvero, la partitura pensata per The Kitchen, thriller diretto dall’esordiente Andrea Berloff ambientato nella New York di metà anni 70.

Il film, nelle sale cinematografiche a partire dal prossimo 9 agosto, racconta la storia delle tre coraggiose mogli di gangster  finiti in carcere che, sfidando le leggi non scritte della criminalità organizzata, decidono di continuare gli affari dei propri mariti, a discapito della potente mafia italo-irlandese.

Perfettamente a suo agio in pressochè ogni circostanza, Bryce Dessner, per The Kitchen, ha deciso di rievocare certe sonorità funky anni 70: la colonna sonora risulta quindi dominata prinicipalmente dalla chitarra acustica a cui si aggiungono di volta in volta percussioni, archi e sintetizzarori a creare magnifici effetti cromatici ed elaborate orchestrazioni.

Apre la colonna sonora The Chain, brano dei Fleetwood Mac, presente sull’album Rumors del 1977, interpretato per l’occasione dalle Highwomen, gruppo country formato da Brandi Carlile, Natalie Hemby, Maren Morris e Amanda Shires che ci offrono di questa canzone una versione piuttosto fedele all’originale.

La parte lasciata all’inventiva di Bryce arriva subito dopo con la traccia Liquor Store, brano dall’andamento nervoso, tutto in crescendo, che con il suo ritmo forsennato scandito da percussioni e batteria ci immerge da subito nelle atmosfere cupe della pellicola.

Le tredici tracce presenti su disco alternano momenti concitati a episodi più tranquilli. Cosi, dalla groovy e funky Finding Cash passiamo senza soluzione di continuità alla languida Wine Table, dominata da struggenti riff di chitarra che sfumano nella interlocutoria Ruby Goes Home.

Particolarmente riuscita, Leaving Brooklyn, con il suo andamento ipnotico e il suo sound volutamente retro, spezza la suggestiva sequenza The Beginning / The Homecoming, consentendo a Dessner di offrirci un perfetto saggio del suo talento compositivo sublimato da una magnifica esecuzione.

Non meno riuscita la sequenza che chiude l’album, ovvero Italian Street War, Ruby’s secret e Showdown a disegnare come una parabola discendente che tocca il suo apice con Ruby’s Secret fino a dissolversi proprio con Showdown.

Un’ennesima conferma del talento di Dessner, che firma una OST bella e riuscita, da ascoltare In attesa di vedere il film, tra pochi giorni.

Clicca qui per saperne di più sul film

Clicca qui per saperne di più sulla produzione solista di Bryce Dessner

8,5/10

 

 

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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