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(recensione): Violent Femmes – Hotel Last Resort (PIAS, 2019)

Violent Femmes, Hotel Last Resort

Tagliano quest’anno il traguardo dei 35 anni di carriera i Violent Femmes, band nata all’inizio degli anni 80 a Milwaukee nel Wisconsin dal sodalizio fra Brian Ritchie e Victor De Lorenzo, ai quali dobbiamo aggiungere il lead singer Gordon Gano, assoldato dai primi due solo in un secondo tempo, per assicurare la sezione vocale.

Sin dalla loro prima apparizione, con un album dal titolo omonimo, i Violent Femmes hanno scompigliato le carte sulla tavola della scena rock e punk grazie a un sound insolito e originale.  L’universo descritto dagli americani è infatti popolato di sonorità punk che si intrecciano a ritmi country e venature rock in un turbinio di stili, a creare un effetto ad un primo ascolto spaesante.

Una carriera altalenante, inframmezzata da una pausa lunga più di un decennio e costellata di violenti disaccordi fra i membri della band, che ha dovuto fare i conti anche con l’uscita di scena di De Lorenzo, ci porta fino ai nostri giorni e alla pubblicazione di Hotel Last Resort, decimo album in studio, che arriva a tre anni di distanza da We Can Do Anything, disco che ha segnato il loro atteso ritorno sulle scene.

Per la loro ultima fatica la band, come anticipato orfana del batterista De Lorenzo, sostituto a partire dalla reunion del 2013 da John Sparrow, ha scelto di avvalersi anche della collaborazione di Tom Verlaine, già chitarrista dei Television, presente sulla titletrack.

Ma andiamo con ordine.

Tredici sono i titoli presenti in scaletta: è la sgangherata e autoironica Another Chorus ad aprire le danze.

This place is alright and the band is okay
Took a bit to get here so we might as well stay
But what’s the singer saying? It’s hard to really know
But here it comes again (Oh no)
Oh no, oh no, oh no

canta con una punta di autocompiacimento Gordon Gano.

Non meno ironica e sarcastica la seconda traccia dell’album,  I Get What I Want, perfetta cartina di tornasole del sound elaborato dai Violent Femmes, un punk sgangherato e disincantato che non rinuncia tuttavia in filigrana alla critica sociale.

This is what you will be denied
‘Til you learn to do what you are told
You could have it all if you tried
But baby, please, it’s getting old

recita, amaramente, la seconda strofa.

I momenti eccellenti non mancano. Fra tutti, naturalmente, non possiamo non citare Hotel Last Resort, dominata dai bei riff di chitarra, assicurati da Verlaine a fare da contrappunto al fraseggio surreale di Gano, impegnato in un testo visionario e scoclusionato.

You wrote me so many letters
I keep them in a bag
New hope, so many “feel betters”
But jets aren’t the only things that lag
Bodies in motion tend to stay in motion
Bodies at rest
That’s inertia, inertia, inertia
“Did I win a million bucks?” Yes you did
And now you go to where the lodgings are deluxe
And join me in my bed where we will blaze, blast, contort
Alive or dead, laying in the Hotel Last Resort

canta Gordon.

Puo’ invece contare sul featuring di Stefan Janoski, stella dello skateboard, la versione 2019 del cassico I’m Nothing, titolo presente sull’album del 1994, New Times, brano che dell’originale conserva solo la struttura e ci viene qui presentato in una versione velocizzata, eseguita con strumenti elettronici a sostituire la base acustica.  Assieme a Not OK e It’s All or Noting, una delle tracce più vicine a quanto di meglio la band ci ha sempre proposto, ovvero quel country punk che è un po’ il suo biglietto da visita.

La sequenza più interessante arriva pero’ in chiusura con Paris To Sleep, Sleepin’ at The Meetin‘ e il classico di Irving Berlin, God Bless America, pezzo stravolto nella parte cantata e che sfuma in una sezione solo strumentale travolgente, in cui ritmi country e venature jazzate si rincorrono a tessere una trama bella e cupa.

E’ invece una dichiarazione d’amore alla ville lumière Paris to Sleep, una languida ballata illuminata dal fraseggio inconfondibile di Gano.  Infine, bella e sperimentale, a metà strada fra coro a cappella, slam, rap e scioglilingua  Sleepin’ at The Meetin’. 

Nel complesso un disco riuscito, al quale non esitiamo dare un’eccellente notazione.

7,6/10

 

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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