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(recensione): The Soft Cavalry- The Soft Cavalry (Bella Union, 2019)

Slowdive, Mojave 3, Minor Victories ed ora The Soft Cavalry. Pare inesauribile la vena creativa di Rachel Goswell, una delle voci più leggendarie dell’universo shoegaze. The Soft Cavalry è un duo formato da Rachel assieme al marito (nonchè tour manager degli Slowdive) Steve Clarke ed è anche un album che ha visto la luce a inizio luglio.

Dodici titoli e quasi un’ora di musica. Siamo lontani dalle distorsioni e dalle sonorità rarefatte, marcatamente shoegaze, a cui Rachel ci ha abituato nel corso della sua ormai ventennale carriera, sebbene esse facciano capolino qua a là, ad interrompere trame musicali dall’andamento generalmente indiepop. Pianoforte e chitarra sono gli strumenti che dominano la quasi totalità delle tracce. Ad essi si aggiungono di volta in volta tastiere, sintetizzatori e percussioni che, assieme alle voci di Steve e Rachel, quest’ultima presente soprattutto in background, contribuiscono a dare vita ad un insieme variato e allo stesso coerente di pezzi interessanti, mai banali, che si lasciano ascoltare con grande gradevolezza.

E’ Dive ad aprire le danze: primo singolo estratto, pubblicato in aprile, non è certamente l’episodio migliore dell’album, nonostante mescoli – a dire il vero in modo un po’ artificioso – le atmosfere sognanti dello shoegaze, con i suoi riverberi, con ritmi più tradizionali.

Ci pare decisamente più interessante il brano che segue, ovvero Bulletproof, traccia decisamente rock e dal ritmo veloce, sul cui sfondo si stagliano le due voci, perfettamente all’unisono, tanto da risultare inscindibili, a risolversi in dissolvenza sul finale, pressochè solo strumentale.

È invece piuttosto dimenticabile Never Be Without You, terzo singolo, pubblicato a fine giugno assieme a un video di animazione colorato e psichedelico. Il brano ha invece un sound pop abbastanza ordinario e non brilla per originalità.

Gli episodi notevoli, tuttavia non mancano. A partire da Passerby, introdotta dall’inconfondibile voce di Rachel a illuminare quasi tutta la parte iniziale della traccia, a cui conferisce un andamento allo stesso tempo magico e sognante. Decisamente uno dei pezzi più belli, se non il più bello del disco.

Non possiamo esimerci dal segnalare anche l’ipnotica Spiders con il suo ritmo ineguale e le sue atmosfere gotiche, che puo’ contare su un testo tanto interessante quanto claustrofobico.

Riuscita anche la cupa e notturna Home, dal ritmo in crescendo a culminare in un’esplosione, sottolineata da un tappeto di sintetizzatori, sul finale. O, ancora, Mountains e The Light that Shines on Everyone, due ballate che ci trasportano in un universo quasi fatato e che rendono giustizia dell’indiscutibile talento di Clarke.

Ma è proprio il finale a riservarci probabilmente l’episodio più significativo con Ever Turning Wheel, brano come Dive in apertura, ma con un esito decisamente migliore, non si allontana dalle atmosfere shoegaze e che- specie in coda- rievoca le sonorità a cui Rachel ci ha abituato con la band madre, gli Slowdive.
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7,6/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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