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(recensione): Jesca Hoop -Stonechild (Memphis Industries, 2019)

Jesca Hoop - Stone Child

Cantautrice californiana da qualche tempo residente a Manchester nel Regno Unito, Jesca Hoop ci ha abituato sin dalle primissime prove alla sua musica dagli accenti minimalisti, a tratti rinascimentali, e ai suoi testi tanto eleganti quanto enigmatici.

Non fa eccezione Stonechild, la sua quinta prova in studio, di freschissima pubblicazione. Per l’occasione Jesca, che aveva ricevuto il plauso unanime di critica e pubblico per il suo Memories Are Now del 2017, ha scelto di collaborare con John Parish, già produttore di PJ Harvey e Aldous Harding. Scelta vincente: Stonechild è un lavoro maturo e affascinante, che ci mostra un’artista con uno stile personale e pienamente definito.

Undici tracce per una durata complessiva di circa 44 minuti. E’ Free of the Feeling, interpretata assieme alle americane Lucius, ad aprire le danze. Un brano accattivante, dall’andamento ipnotico, dominato da sonorità decisamente folk che rievocano qua e là ritmi presi in prestito dai nativi americani ai quali è dedicato anche il testo, a a metà strada fra istanza politica e culturale.

Out there is no sky that has been named sky
Opening no heaven that has been named, let it rain
Out there is no river that has been named river
Washing over the sinner that has been named, let it rain
Out there is no tower that has been named closer to God

canta la Hoop.

Le Lucius, band guidata dal duo al femminile composto da Jess Wolfe e Holly Laessig, compaiono anche sulla seconda traccia Shoulder Charge. Pezzo delicatamente minimalista, dominato dalla bella voce di Jesca, impegnata in un articolato fraseggio, il brano si sviluppa in un appassionante crescendo scandito proprio dal controcanto delle Lucius.

If I told you what was really going on
surely I’d have lost your love
there was no one I could trust to understand
something personal

recita la seconda strofa, che ha il sapore di una vera e propria confessione.

Voce e delicati riff di chitarra e basso sono gli elementi chiave del disco e dal loro affascinante mélange nascono le melodie intense e struggenti che compongono l’album. L’esito finale è un lavoro bello e coerente.

Venature decisamente folk dominano Outside of Eden, brano a cui prestano la voce Kate Stables e Justis, nipote della Hoop, con le immancabili Lucius defilate sullo sfondo.

Fra gli episodi migliori segnaliamo senza dubbio Red White and Black, brano dal ritmo incalzante, illuminato qua e là da aperture più luminose scandite dai cori.

Magnifica anche Footfall to the Path, in cui fanno capolino fra gli ingredienti più tradizionali altri più futuristici ed elettronici, ad arricchire una traccia insolita e dalle improvvise variazioni di ritmo, senza dubbio fra le sperimentazioni più riuscite di questa quinta prova in studio della Hoop.

Venature elettroniche fanno discretamente capolino anche in Death Row, brano dedicato all’inevitabile processo di crescita e trasformazione a cui siamo tutti destinati.

As the dust settling, I’m tiptoeing my way
Back to control and violence this mug and relief
When a voice stops me in my track
And laughter bounds from the wreckage
We came up Easter dressed, now why would you second guess?
Well, time to metamorphosis

recita la seconda strofa. Fra i momenti che ci hanno più convinto non possiamo esimerci dal citare la delicata Old Fear of Father, elegante declinazione delle istanze femministe, affrontate con una grazia non scontata in questi ultimi anni.

Old fear of Father keeps me in Mother’s mirror
Sing to my boys, back to your own bed, girl
Cole fills the bottle, he’ll get the swaddling and my milk

e, infine 01 Tear, brano dal testo enigmatico, ma di una bellezza folgorante.

He studied the loaded figures, took one in each hand
He wept for the truth in symbols, the love of his man
He wrote in a hidden language and spelled the word “anguish”
I said, “Show me how to live through tomorrow”
He wrote, “Life is only borrowed”

Inutile dire che la notazione non puo’ che essere più che positiva.
8/10
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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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