Vai al contenuto

(recensione): Pixx – Small Mercies (4AD, 2019)

Seguiamo e apprezziamo Pixx (nome scelto per la scena dalla britannica Hannah Rodgers) dal debutto, avvenuto nel 2017. E abbiamo già avuto modo di vederla dal vivo ben due volte in occasione delle date parigine del tour promozionale organizzato per lanciare il suo primo disco, il fortunato The Age of Anxiety. Musicista dal look e dalle sonorità vagamente d’antan, Hannah si ispira apertamente alla popwave anni 80, da cui ha mutuato il massiccio uso dei sintetizzatori.

Esce in questi giorni il suo secondo album in studio. Small Mercies, questo il titolo del disco, non si allontana di molto dal sentiero già imboccato con The Age of Anxiety. Piuttosto ne riprende e amplifica le nuances elettroniche declinandole traccia dopo traccia, con l’aggiunta di tocchi ora punk, ora marcatamente electrowave, ora discopop.

Le tredici tracce presenti in scaletta sono una sorta di antologia, una raccolta di brani che ci illustra, brano dopo brano, le difficoltà incontrate nella vita di coppia. La narrazione è in prima persona, ma evidentemente nei testi possiamo tranquillamente riconoscerci tutte quante noi, da sempre alle prese con lo spesse volte smisurato ego maschile.

Apre le danze Andean Condor, brano dal sound decisamente anni 80, con un testo che è una vibrante e ironica invettiva contro la misoginia.

Competitive play behavior
I’m as hungry as an Andean Condor
Incoming, man’s friendly hand
I didn’t realize, I nearly took a bite
Maturity is just a myth
Flapping neck, he starts to hiss
Outgoing and oversold
It’s time to realize we shift in appetite

recita la prima strofa, ma ancora più divertente risulta l’allusione alla celeberrima Rock Your Body di Justin Timberlake, della quale viene parafrasato e capovolto il ritornello.

Sono invece sonorità più punk e vagamente grunge quelle che abitano il secondo titolo, Bitch, brano che è una sorta di celebrazione di un’indipendenza vagheggiata e per certi versi raggiunta.

I think that you’re painting pictures in your head
There is no point getting tangled into your own web

Wake me up and take me out, I’ll be somebody
Something tells me you’re up to no good

udiamo nel ritornello.

I brani sono organizzati in tre capitoli, separati da due interludi (Dirt Interlude 1 e Dirt Interlude 2). Fra i momenti migliori ricordiamo senza dubbio la titletrack Small Mercies, pezzo dal ritmo accelerato e dalle improvvise variazioni, ma anche Mary Magdalene, traccia introdotta da un magnifico riff di chitarra, e la magnifica Duck Out, che consente a Hannah di fare bello sfoggio del proprio fraseggio.

Ma non sono meno interessanti Peanuts Grow Underground, con il suo marcato sound disco e, in chiusura, la quasi beatlesiana Blowfish, dalle cadenze britpop.

Nel complesso un disco decisamente riuscito.

Click here to buy and listen
7,6/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: