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(recensione): Interpol – A fine mess – EP (Matador, 2019)

Fra le critiche che sentiamo rivolgere da qualche anno a questa parte agli Interpol, una delle più frequenti è che non siano più riusciti a riprodurre la magia dell’album dell’esordio, il celeberrimo Turn on The Bright Lights, che, nel 2017, ha festeggiato i quindici anni. Critica che, invero, contiene un fondo di verità.

Non è facile convivere con il proprio mito e Paul Banks e Daniel Kessler non fanno eccezione. Tuttavia, in quest’ultimo anno, e più precisamente a partire dalla pubblicazione di Marauder, lo scorso agosto, i newyorkesi paiono avere trovato la chiave di volta di una nuova fase creativa, che consente alla band di mantenersi su livelli qualitativi più che dignitosi. Nel vivo della tournée promozionale dedicata alla loro ultima fatica, che, in questi giorni li vede di ritorno in Europa dopo le tappe americane, hanno trovato il tempo di riunire cinque tracce nuove di zecca e pubblicarle sotto forma di EP. A Fine Mess, questo il titolo, è stato registrato a New York con la collaborazione di Dave Friedmann, già della partita in occasione della realizzazione di Marauder.

Apre l’EP la titletrack Fine Mess, brano nel più puro stile Interpol, dominato dal dialogo fra la chitarra di Kessler e la voce di Banks, marchio di fabbrica della band ed emblema della nu-nu wave di cui i newyorkesi sono i paladini indiscussi. Un brano romantico, modulato nel registro in chiaroscuro del lead singer della band.

I’d like to tour the ’80s
But I got sideswiped and came right to ’78
My life is pro creation
Well, if the mood’s right, there’s some hype, some currency
So, deep breath, deep breath, keep grabbing
Well, I like, my life is pro creation
So I make time to rewind those memories and play

recita la prima strofa, poetica e criptica allo stesso tempo, come spesso accade con Mr. Banks.

Le tracce si succedono senza un vero filo conduttore, in un disordine ordinato, per parafrasare il titolo del disco, offrendoci 17 minuti di buona musica, come di consueto ben eseguita. A Fine Mess fanno seguito la sinuosa No Big Deal, con le sue venature funk e Real Life, che ci regala un’ennesima prova della penna folgorante e spesso ispirata di Banks.

Is this real life for a change?
Are these concepts still the same?
With my bloody nose, I have fixed to savagery and showbiz
Dreams reliant, cease to tryin’

udiamo in apertura.

Chiudono l’EP The Weekend, con il suo ritmo accelerato e Thrones, dall’andamento diseguale. A Fine Mess pare soprattutto essere un regalo della band ai fan che hanno amato Marauder.

Il giudizio finale resta, anche per noi, comunque positivo.

7/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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