(recensione): Vampire Weekend – Father of the Bride (Sony Music, 2019)

Vampire Weekend, Father of the bride

Arrivati al quarto album in studio, i Vampire Weekend continuano a essere soggetto controverso e di difficile classificazione da parte di critica e pubblico. Difficile emettere un giudizio unanime sulla loro produzione musicale, a metà strada fra pop, soul e r’n’b, nella quale fanno qua e là capolino influenze country o folk. Father of the Bride, il loro più recente lavoro, pubblicato a inizio maggio, non si sottrae a questa tradizione. 18 tracce, per quasi un’ora di musica. La band, capitanata da Ezra Koenig si avventura in un lungo viaggio che attraversa stili e universi sonori con grazia ed eleganza, in un percorso solo apparentemente incoerente. Ad un attento ascolto, il disco convince pienamente, a dispetto di qualche incongruenza che non inficia l’esito finale.

Ma procediamo con ordine.

E’ un duetto con Danielle Haim delle HAIM ad aprire le danze. Hold You Now, questo il titolo della traccia che apre l’album è una suadente ballata romantica, sottolineata dal riuscitissimo dialogo fra le due voci complementari di Ezra e Danielle, inframmezzate da un emozionante coro malese (God Yu Tekem Laef Blong Mi) mutuato dalla pièce composta da Hans Zimmer per il capolavoro di Terrence Malick del 1999,  The Thin Red Line. 

Sono talmente complementari le due voci che non ci sorprende ritrovarle una seconda e poi una terza volta assieme, nel primo caso in occasione di Married on The Gold Rush, un’altra ballata romantica questa volta dalle cadenze folk, dedicata a una sorta di Bonnie & Clyde contemporanei, e infine in We belong together, pezzo dalle movenze decisamente country.

Sono, evidentemente, 2021 e Harmony Hall, i primi due singoli estratti da Father of the Bride, a cui aggiungiamo la ritmatissima Bambina, i momenti migliori dell’album.

2021 è un brano dalle atmosfere sognanti dominato da un semplice riff di chitarra nel quale fa capolino, in apertura e per il ritornello, la voce Jenny Lewis.  A sottolineare le nuances eteree del pezzo un sample di sintetizzatore chiesto in prestito a Haruomi Hosono della Yellow Magic Orchestra.

Harmony Hall è una traccia dall’andamento più lineare e offre meno spunti interessanti, ma rappresenta bene un certo tipo di universo che la band incarna e al quale si rivolge come pubblico privilegiato, ovvero il mondo delle università americane della East Coast. Musicalmente costruita, come 2021, attorno alle note suonate da Ezra alla chitarra,  si sviluppa in crescendo con delle movenze classicamente indiepop anni 90  e offre alla band la possibilità di raccontare la vita dei college privilegiati della Ivy League, in quest’epoca decisamente tormentata.

And the stone walls of Harmony Hall bear witness
Anybody with a worried mind could never forgive the sight
Of wicked snakes inside a place you thought was dignified
I don’t wanna live like this, but I don’t wanna die

recita il ritornello.

Bambina, brano piuttosto breve, affronta, tema ricorrente dei testi di Father of The Bride, la questione religiosa  conservando ciò non ostante, un ritmo veloce e allegro.

Interessante occorre infine segnalare la presenza di Steve Lacy degli Internet su due delle tracce centrali dell’album, ovvero Sunflower e Flower Moon, che sono anche fra i brani più sperimantali di questo lavoro con il loro andamento irregolare e giocati su ritmi sincopati, decisamente accattivanti.

Giudizio finale positivo per un album che occorre ascoltare più di una volta per apprezzarne le indiscutibili qualità, a dispetto, come accennato in apertura,  di qualche sbavatura.

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7,5/10

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