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(recensione): Beth Gibbons & the Polish National Radio Symphony Orchestra – Henryk Górecki: Symphony No. 3 (Domino, 2019) – Special Projection – Paris, 26 marzo 2019

Varsavia, 29 novembre 2014. Sotto la direzione del maestro Krzysztof Penderecki, la Polish National Radio Symphony Orchestra esegue il capolavoro di Henryk Górecki, la Symphony No. 3, più nota con il titolo Symphony of Sorrowful Songs. La struggente parte cantata è affidata alla voce di Beth Gibbons, lead singer dei Portishead. Una scelta insolita e forse azzardata, ma che, in prospettiva, si è rivelata la migliore delle scelte possibili. E’ stato pubblicato proprio oggi (29 marzo 2019, ndr) l’album con la registrazione di quella magica serata: martedì scorso il film documentario dell’evento è stato proiettato in anteprima a Parigi, con gradita special guest proprio Beth, accompagnata da Jason Hazeley, suo direttore artistico.

Suddivisa in 3 parti la sinfonia, che declina nei differenti movimenti i sentimenti di dolore e disperazione vissuti da madri e figli separati dal destino o dalla guerra, è tutta giocata su toni gravi, che si ripetono costantemente e simmetricamente. Nel corso della discussione con Hazeley, a cui il pubblico presente in sala a Parigi ha avuto il privilegio di partecipare, abbiamo appreso che Beth, pur non conoscendo il polacco ed essendo digiuna di spartiti classici si è preparata con la massima diligenza possibile alla prova, avvalendosi di una trascrizione fonetica dei testi e di una traduzione dei brani cantati.

E così eccola passare dal primo movimento, Lento—Sostenuto tranquillo ma cantabile, uno Stabat Mater del 15° secolo, avente per tema il lamento della vergine Maria desiderosa di alleviare la pena di Gesù morente, al secondo movimento, Lento e largo—Tranquillissimo, di cui è protagonista la diciottenne Helena Wanda Błażusiakówna, imprigionata a Zakopane dalla Gestapo, durante la seconda guerra mondiale: nei messaggi incisi sui muri della cella in cui è rinchiusa, rivolge il suo ultimo pensiero alla madre e alla Madonna. Infine, ecco il terzo movimento, Lento—Cantabile-semplice, lo straziante grido di dolore di una madre in cerca del corpo insepolto del figlio assassinato durante una rivolta sedata nel sangue negli anni 20 (Where has he gone,/ My dearest son?/Killed by the harsh enemy, perhaps, / In the rebellion. / You bad people,/ In the name of the Holy God, /Tell me why you killed /My dear son, udiamo nei versi cantati).

Madre, figlia, madre. Beth passa da un ruolo all’altro immedesimandosi con passione ora nell’uno, ora nell’altro prestando la propria magnifica voce a testi strazianti ed emozionanti.

My son, chosen and loved, / Let your mother share your wounds / And since, my dear son, /I have always kept you in my heart,/ And loyally served you, /Speak to your mother, /make her happy , Though, my cherished hope,/ you are now leaving me, canta Beth nel primo movimento.

Archi, corni, arpa e pianoforte creano una trama coerente e ombrosa: la voce di Beth, che è contralto, laddove, abitualmente il ruolo è affidato a una soprano, si inserisce perfettamente, luminosa e cristallina, contribuendo a rendere l’atmosfera generale ancora più emozionante.

Le immagini accompagnano la musica e scorrono sullo schermo nel buio della sala. Beth, senza abito di scena, seduta accanto all’orchestra lascia che siano le note le protagoniste indiscusse, mentre le immagini proiettate sullo sfondo, con un effetto mise en abime, creano un illusorio punto di fuga.

Magnifico, il secondo movimento a metà fra preghiera e canto popolare. No, Mother, do not weep, / Most chaste Queen of Heaven /Help me always. /Hail Mary, recita il testo che è giustamente il cuore pulsante della sinfonia, nonostante sia il più breve (soli 8 minuti).

Criticata – forse ingiustamente – al momento della sua prima rappresentazione, nel contesto della 14a edizione del festival de musique contemporaine di Royan, (ricordiamo la velenosa recensione scritta da Jacques Lonchamp su Le Monde), ci pare invece, oggi e in particolare in questa versione, un’opera bella e intensa, coerente e coraggiosa, nella quale le ripetizioni e le simmetrie come specchi che si riflettono l’uno nell’altro lungi da penalizzare l’insieme, amplificano la solennità e la tragicità dei temi trattati.

Infine decisamente riuscita la prova della Gibbons, che, lontana dalla dimensione rock, ci regala una performance impeccabile e di altissimo livello.

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9/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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