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(recensione): Amanda Palmer – There Will Be No Intermission (Cooking Vinyl, 2019)

Si muove da sempre in uno spazio indefinito e indefinibile a metà strada fra cantautorato, teatro gotico, punk rock e vaudeville Amanda Palmer, già voce del duo The Dresden Dolls e da qualche tempo impegnata in una fruttuosa carriera solista.

E’ stato pubblicato in questi giorni un suo nuovo album, dal titolo There Will Be No Intermission, che arriva a sei anni di distanza dal precedente Theatre Is Evil. E non è certo stata inattiva, nel lasso di tempo intercorso fra un disco e l’altro, Amanda che, accanto alle interessanti e feconde collaborazioni che si sono succedute (ricordiamo soprattutto quella con Edward Ka-Spel, frontman dei The Legendary Pink Dots nel 2017 e la raccolta di cover realizzata con il padre Jack Palmer nel 2016), ci ha regalato anche una performance – a metà strada fra concerto e reading – con il compagno Neil Gaiman, registrata nel 2013, e un memoir dal titolo The Art of Asking dato alle stampe nel 2014.

Artista brillante e a tutto tondo, Amanda è sempre attesa con una certa apprensione da un pubblico attento e devoto, nonchè dalla critica musicale che in più di un’occasione le ha riconosciuto un indiscutibile talento. Non fa eccezione l’apparizione di questo nuovo lavoro. Venti brani scritti nel corso degli anni (non necessariamente degli inediti) che si succedono in maniera logica e coerente per più di un’ora di registrazioni. There Will Be No Intermission è un lavoro bello e compiuto, un tassello prezioso nella carriera della musicista americana, che sancisce la sua piena maturità.

Una breve introduzione solo strumentale, All The Things, ci conduce fino a The Ride, brano che apre il disco. Una delicata meditazione sulla vita e sui suoi alti e bassi che mette in luce la bella voce di Amanda, accompagnata solo dalle note del pianoforte.

I want you to think of me sitting and singing beside you / I wish we could meet all the people who got left behind
The ride is so loud it can make you think nobody’s listening / But isn’t it nice when we all can cry at the same time? recita il ritornello.

I brani si succedono in una per certi versi inconsueta – ma a ben vedere logica- alternanza fra tracce strumentali e brani cantati. Così ecco che dopo Congratulations arriva la magnifica Drowning in The Sound, uno degli episodi più intensi e riusciti del disco.

You worship the sun and you’re aching for change / But you keep starving your heart / You used to have sisters
You don’t anymore / You worship the sun / But you keep feeding the dark canta Amanda, in un brano splendidamente costruito e dall’arrangiamento perfetto, puntellato da continue variazioni di ritmo, che mettono in luce le evidenti doti canore e teatrali dell’americana.

La penna della Palmer è folgorante e si abbandona a rivelazioni e confidenze con grazia ed eleganza, trasformandole in temi universali, nei quali tutti possono specchiarsi.

Cosi’ eccola affrontare il dramma della morte (Because the thing about things / Is that they can start meaning things nobody actually said / And if you’re not allowed to love people alive / Then you learn how to love people dead udiamo in The Thing about Things), le difficoltà adolescenziali (nella stupenda Judy Blume), il problema dell’aborto (nella struggente Voicemail for Jill), e più in generale gli errori che inevitabilmente tutti commettiamo e con cui dobbiamo confrontarci.

Fra i pezzi più intensi dell’album la bellissima e teatrale Machete dedicata a un amico tragicamente scomparso, con il suo ritmo insolito e sincopato ad accompagnare un testo straziante e delicato assieme. E’ la perfetta cartina di tornasole capace di immergerci nell’universo magico di Amanda.

And you took your machete / And you hacked through the woods in the surrounding /And you said, “I don’t know where I’m going / I just know that i’m heading from / The dead things piling up behind me”/
And you took your machete / And you carved out a path to my chest and you said /”See / There’s nothing not worth keeping / You’ve felt so many beatings / But nothing’s gonna work if you believe me Nothing’s gonna work if you believe me”

Un disco meraviglioso di un’artista straordinaria. Da ascoltare tutto di un fiato.

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9/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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