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(live report): Neneh Cherry @Le Trianon (Paris, 28 febbraio 2019)

Seconda data parigina nel giro di pochi mesi per Neneh Cherry, stella della trip hop anni 80 e 90, attualmente impegnata con la promozione del suo più recente lavoro, ovvero l’album Broken Politics, pubblicato a metà novembre. Una prima data sold out al Café de la Danse lo scorso 28 settembre ha indubbiamente convinto tanto la musicista che la sua casa discografica della fattibilità di una seconda tappa nella capitale francese: ed è così che abbiamo avuto la possibilità di assistere la scorsa settimana al live di Neneh, questa volta al Trianon, per l’occasione riempito da un pubblico estremamente eterogeneo e rilassato.

Come di consuetudine a Parigi, la sala si è riempita tranquillamente, senza nessuna fretta. C’è sempre tempo per un verre o per scambiare quattro battute con gli amici senza patemi d’animo, in attesa dello spettacolo. E’ infatti solo in prossimità della première partie che ci si incomincia ad avvicinare al palco: in questo caso l’opening act è affidato alla giovanissima Charlotte Adigéry, promettente musicista francese dalle origini caraibiche e residente in Belgio, stella nascente della scena soul/pop/ elettronica. Un sound variegato, mescolato a venature esotiche che trovano ispirazione nella musica tradizionale guadalupense, la Gwoka. Il set presentato da Charlotte è intenso e vivace e la sala apprezza con entusiasmo, confermando le parole di elogio spese nei suoi confronti nientemeno che dalla bibbia della critica musicale a stelle e strisce, Pitchfork, in un articolo dello scorso febbraio.

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Fra i pezzi forti in scaletta la ritmatissima Paténipat nonchè Cursed and Cussed dalle cadenze nineties: brani che lasciano presagire un futuro luminoso per la Adigéry che ha all’attivo un Ep di fresca pubblicazione, Zandoli, disco per il quale si è avvalsa della produzione dei Soulwax. Una musicista da tenere certamente d’occhio.

Una breve pausa per il cambio scena ed ecco che, verso le 9, fa il suo ingresso sul palco Neneh Cherry. Tailleur di lino bianco, capelli trattenuti in due lunghe trecce, la musicista svedese ha mantenuto intatto tutto il fascino degli esordi.

Sono soprattutto le canzoni del nuovo disco, prodotto dalla stella dell’elettronica Kieran Hebden aka Four Tet, a tenere banco (verranno eseguite 10 delle 11 tracce dell’album, con la sola eclusione di Cheap Breakfast Special) e ad aprire le danze. Primo brano in scaletta Fallen Leaves a cui fanno seguito, Shot Gun Shack, Deep Vein Thrombosis e Kong.

Un momento forte della serata arriva con la bella Synchronised Devotion brano che sottolinea al meglio la voce immutata e potente di Neneh.

Ma c’è spazio anche per Blank Project, titletrack dell’album che ha sancito la felice collaborazione con Four Tet, artista che è riuscito a sublimare alla perfezione le evidenti qualità della musicista svedese.

Neneh è a suo agio e si diverte a discutere con il pubblico, al quale si rivolge in più di un’occasione e che risponde con entusiasmo ai pezzi nuovi come ai cavalli di battaglia, che sono naturalmente lasciati per il finale.

Manchild e Buffalo Stance hit tratte dal fortunato Raw Like Sushi, sono ancora brani dall’evidente potere evocativo e sono accolti con un lungo applauso dai presenti, come nel caso della magnifica 7 seconds, celebre duetto interpretato nel 1994 con il senegalese Youssu N’Dour, pezzo che chiude il primo encore.

Ma Neneh è attesa per un secondo bis ed è la cover di I’ve got U Under My Skin di Cole Porter, nella versione trip hop della Cherry a suggellare una serata praticamente perfetta.
Setlist

Fallen Leaves
Shot Gun Shack
Deep Vein Thrombosis
Kong
Blank Project
Poem Daddy
Synchronised Devotion
Black Monday
Natural Skin Deep
Manchild
Play Video
Soldier

Faster Than the Truth
7 Seconds
Buffalo Stance

I’ve Got U Under My Skin

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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