Vai al contenuto

(recensione): Jessica Pratt – Quiet Signs (City Slang, 2019)

Ha una voce insolita e facilmente riconoscibile, nella sua gradevolezza, Jessica Pratt, giovane musicista californiana, nata a San Fransisco e stabilitasi in pianta stabile a Los Angeles. E’ stato pubblicato a inizio febbraio Quiet Signs, terzo album in studio di Jessica. 9 tracce si dipanano per la durata di circa mezz’ora ed eccoci immediatamente trasportati nell’universo di questa talentuosa compositrice, che si colloca a metà strada fra folk sperimentale e cantautorato, sebbene a Jessica vada stretto il raffronto, ahimé inevitabile con Joan Baez.

Il nuovo album, che si inserisce nel solco dei due precedenti lavori, vede la giovane californiana declinare il proprio stile in modo personale, offrendoci una sicura conferma del suo indiscutibile spessore. Si apre sulle note di Opening Night, una breve intro dominata dalle note di un languido pianoforte, suonato dal fidanzato musicista Matthew McDermott. Sullo sfondo, appena sussurrata udiamo, quasi imprecettibile, la voce agrodolce di Jessica.

Le tracce che seguono costituiscono una piacevole antologia delle sonorità e delle tematiche care alla Pratt. Delicate ballate in cui la strumentazione e gli arrangiamenti, per quanto curatissimi, sono ridotti al minimo, lasciando in primo piano la voce insolita ma dalle infinite potenzialità di Jessica. Così eccoci passare da As The World Turns, traccia che rievoca con delicatezza i momenti bui della depressione che ha colpito la sua autrice, a Fare Thee Wheel, pezzo con il quale Jessica fa i conti con grande eleganza con una storia d’amore ormai conclusa.

I know this world is turnin’ / Burnin’ on the wild words, can’t seem to explain / More than just an outline born of fear / I won’t find solace here / There’s one thing wrong, chosen few / I need soul to keep the whistle blown / And it’s so long before my future’s come
Drawn in sand and on, on, canta la Pratt, sullo sfondo di una trama musicale semplice ma efficace, costruita attorno alle note della sola chitarra acustica, in As The World Turns.

I’ve been years on the wrong side and I / I used to see a cause and a call
Now, I know it’s over now / Hard to notice you in the crowd, ahh, recita invece il ritornello di Fare Thee Wheel, traccia nella quale assistiamo all’insolito dialogo fra organo e flauto.

Gli episodi migliori arrivano, tuttavia, in chiusura. A partire dalla meravigliosa This Time Around, primo singolo estratto, accompagnato da un video dalle atmosfere sognanti che ben si addicono alle sonorità eteree del brano.

Sono pero’ Crossing e, in chiusura Aeroplane i due pezzi più interessanti e riusciti dell’album. La prima è un tripudio di sonorità contemporanee e assieme antiche che rievocano certi cori medievali ed è sublimata dalla magnifica voce di Jessica. La seconda è la migliore delle chiusure possibili, con le sue nuances psichedeliche sottolinate dal dialogo fra organo e cembali.

Un disco decisamente riuscito per la Pratt che attendiamo ora alla prova live. Non mancheremo di darvene un puntuale resoconto.
Click here to listen & buy
7,9/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: