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(live report): Benjamin Biolay e Melvil Poupaud – Songbook – Paris, 20 février 2019

Ultima tappa di una tournée partita all’inizio dell’estate e culminata con la pubblicazione dell’album Songbook in novembre, le due date parigine dell’insolito duo composto da Benjamin Biolay e Melvil Poupaud erano particolarmente attese, come di consuetudine per il fascinoso cantante/attore francese, da un pubblico di fans fedelissimi.

Una tournée fuori dagli schemi, quasi una scommessa per i due amici: un cantante che è anche attore e un attore che non disdegna il milieu musicale si ritrovano quasi per gioco a stilare una lista di brani più o meno conosciuti del repertorio di alcuni grandi nomi della canzone d’autore francese. Nascono così il progetto di un disco, Songbook, che vede la luce in autunno e poi, annunciata da alcune date estive, una tournée che ha toccato un po’ tutti gli angoli del paese.

Un po’ rocker, un po’ chansonnier, sempre fascinoso e nonchalant, con l’allure tipica di certe star d’oltralpe, Benjamin Biolay, classe 1973, può vantare ormai una solida carriera sia d’attore che di musicista. A partire dall’album del debutto, Rose Kennedy del 2001, fino ad arrivare a Volver, ultimo lavoro solista che ha visto la luce nel 2017. Melvil Poupaud, suo coetaneo e compagno di avventura, è, invece, un attore di lungo corso con un curriculum prestigioso tanto in patria quanto all’estero. Sua ultima fatica, il controverso e pluripremiato Grâce a Dieu, vincitore dell’Orso d’Oro a Berlino, lungometraggio dedicato al tema delicato e ahimé di grande attualità degli episodi di pedofilia avvenuti in seno alla Chiesa Cattolica. Simpatici e disinvolti, Benjamin e Melvil sono grandi amici, cosa che traspare con evidenza soprattutto quando i due sono in scena e che rende particolarmente piacevoli le due ore abbondanti di concerto.

Ma veniamo al racconto della dernière. I posti sono seduti e numerati come si addice a un concerto d’antan più che a un evento rock. Cosa che consente una certa tranquillità al pubblico, che guadagna la sala alla spicciolata e si gode un verre in attesa dell’inizio della première partie, affidata alla violoncellista Karen Brunon, già collaboratrice di Biolay, che ci tiene a presentarla personalmente agli astanti. La talentuosa musicista francese ci regala un set estremamente gradevole, che culmina con un sentito omaggio al compositore Michel Legrand, recentemente scomparso, grazie a una versione solo strumentale del tema conduttore de Les Demoiselles de Rochefort.

Una breve pausa ed ecco in scena Biolay e Poupaud. Primo brano in scaletta A Cannes cet été, brano di Henri Salvador, ci immerge sin da subito nell’atmosfera elegante e rarefatta che è un po’ il tratto distintivo di questa avventura musicale, fra nostalgia e glamour. Appartiene al repertorio di Henri Salvador anche la seconda traccia in scaletta, ovvero la magnifica Faire des ronds dans l’eau, con le sue sonorità languide e jazzate, brano lasciato alla voce di Poupaud, e che consente a Benjamin di cimentarsi alla tromba.

Le cover celebri sono inframmezzate da episodi tratti dal repertorio di Biolay, accolti ovviamente con entusiasmo dai fans. Il primo momento arriva con Dans mon dos, brano del 2005, presente sull’album A l’origine, di cui Benjamin ci offre una versione particolarmente sentita e intensa. Non meno intensa l’interprazione di La Vanité, brano del 2003, presente sull’album Négatif, brano lasciato alla voce di Poupaud, accompagnato al pianoforte da Biolay.

Il concerto prosegue senza pause, fra un pezzo e l’altro, in un perfetto equilibrio fra cover e brani originali. Biolay e Poupaud sono animali da palcoscenico e sanno intrattenere con classe il pubblico, che apprezza tanto le battute dei due, quanto la musica. Passiamo così senza accorgercene da uno sketch a una canzone. Torna Salvador, che con tre brani in setlist è il musicista più evocato durante il concerto. Ma arrivano anche Charles Aznavour, Ferrer, Brassens, e immancabile Serge Gainsbourg di cui ci viene offerta una versione della Javanaise cantata inevitabilmente da tutta la sala. E’ pero’ Etienne Daho a far ballare il pubblico, grazie alla riuscita cover di Le Grand Sommeil.

Uno dei momenti più intensi della serata arriva verso la fine quando sono i brani originali di Biolay a diventare protagonisti. Confettis, Ton Héritage, La Superbe, Les Cerfs-Volants e Miss Miss, tutti pezzi che confermano il talento di Benjamin che, indubbiamente, molti apprezzano di più in veste rock e che, quindi in una veste meno ingessata è atteso con un nuovo album, in grado di rinnovare i fasti dei magnifici Volver e Palermo Hollywood.

La serata si conclude degnamente sulle note di Jolie môme di Leo Ferré.

Una versione in francese dell’articolo è presente a questo link.

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Setlist

À Cannes cet été – (Henri Salvador cover)
Faire des ronds dans l’eau – (Henri Salvador cover)
La Rua Madureira – (Nino Ferrer cover)
Station Quatre-Septembre – (Vanessa Paradis cover)
Dans mon dos
La Vanité
Jardin d’Hiver – (Henri Salvador cover)
Tout mais pas ça – (L’Affaire Louis’ Trio cover)
Cécile ma fille – (Claude Nougaro cover)
Me voilà seul – (Charles Aznavour cover)
Tu t’laisses aller – (Charles Aznavour cover)
L’eau à la bouche- (Serge Gainsbourg cover)
Les Cerfs volants
Miss Miss
Papa, Maman – (Georges Brassens cover)
Le grand sommeil – (Étienne Daho cover)
Souffrir par toi n’est pas souffrir – (Julien Clerc cover)
The Way You Look Tonight – (Frank Sinatra cover)
Dans la chambre d’Agate
La Superbe
Ton héritage
Confettis
Ma solitude – (Georges Moustaki cover)
Pardonnez-moi
La Javanaise – (Serge Gainsbourg cover)
Déjeuner de soleil – (Juliette Gréco cover)
Jolie môme- (Léo Ferré cover)

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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