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(recensione): The Twilight Sad – It won’t be like this all the time (Rock Action, 2019)

Quinto album in studio per gli scozzesi The Twilight Sad, It won’t be like this all the time è un lavoro importante e significativo sotto innumerevoli punti di vista. Molti, infatti, sono gli eventi intercorsi in fase di composizione che ne hanno influenzato l’esito: eventi laceranti e spesso tragici, che avrebbero potuto avere delle ripercussioni dolorose, ma che, invece, in prospettiva, si sono rivelati catartici.

In primis non possiamo non citare l’abbandono dello storico batterista Mark Devine, avvenuto all’inizio del 2018. Poi la rottura con la casa discografica degli esordi, la FatCat Records, sostituita dalla nuova etichetta Rock Actions. Infine, la scomparsa dell’amico Scott Hutchison al quale James Graham e soci hanno reso un commosso omaggio nel corso del loro set al Primavera Sound lo scorso giugno.

Il nuovissimo lavoro, dall’evocativo e, per certi versi profetico, titolo It won’t be like this all the time, apparso a metà gennaio, è, a dispetto di queste premesse,un disco bellissimo e maturo. Ma andiamo con ordine. E’ la magnifica [10 Good Reasons For Modern Drugs] ad aprire le danze: un tappeto di sonorità elettroniche intessute da sintetizzatori domina un brano dal testo cupo e disperato che ci offre da subito un bell’esempio della penna spesso folgorante di Graham. They said the screaming wasn’t loud/ A heavy heart hammered you down / You said the screaming wasn’t loud/ And I’ll call you, call you all night, I’ll call you, call you all night / And I called you, called you all night / And now the cracks all start to show /I see the cracks all start to show, udiamo nella seconda strofa del pezzo.

Sono invece indubbiamente le note della chitarra e della batteria a dominare incontrastate il secondo titolo dell’album Shooting Dennis Hopper Shooting, assieme a Auge/Machine e Vtr (primo singolo estratto, accompagnato da un videoclip pubblicato a inizio gennaio) fra i pezzi da novanta dell’album e perfetta cartina di tornasole per mettere a fuoco l’originale sound elaborato dalla band, una nu-new wave miscelata a nuances shoegaze con venature gotiche nella quale infuocati riff di chitarra dialogano senza remore con sintetizzatori e percussioni.

Non meno riuscita la malinconica The Arbor, con il suo andamento ipnotico, il suo ritmo a tratti cantilentante e il suo testo angosciante e claustrofobico, sottolineato da batteria e tastiere, che è anche uno degli episodi più interessanti fra le undici tracce proposte.

I never wanted to fight/ Played God so long/ Been gone for so long/ Why did you leave in the night? canta James.

Non possiamo esimerci dal citare, infine, brani come Girl Chewing Gum con le sue continue variazioni di ritmo e il suo dialogo infuocato fra chitarre e sintetizzatori, la ritmatissima Let/s Get Lost, e, a chiudere il disco, Videograms, brano dalle nuances alla Cure (band per la quale i Twilight Sad si sono esibiti come opening act nel corso dell’ultimo tour mondiale di Robert Smith e soci).

Fra i primi album del 2019, It won’t be like this all the time, è già da annoverare fra le migliori uscite dell’anno.

9/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

3 pensieri riguardo “(recensione): The Twilight Sad – It won’t be like this all the time (Rock Action, 2019) Lascia un commento

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