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(recensione): Big Joanie – Sistahs (Daydream Library, 2018)

Big Joanie - Sistahs

Anno declinato al femminile il 2018. Fra i tanti dischi notevoli apparsi nell’ultimo scampolo dell’anno appena trascorso, merita senz’altro la nostra attenzione Sistahs, album che segna il debutto delle Big Joanie, trio originario di Manchester, nel Regno Unito.

Sistahs ovvero sorelle. Sorelle, inteso come atto di solidarietà fra donne all’interno della complessa comunità nera inglese, ma anche come delicato omaggio alla famiglia di origine, rievocata in copertina. Vi sono infatti ritratte, in una foto d’epoca, la madre e la zia della lead vocalist e chitarrista Stephanie Phillips. Sono invece Estella Adeyeri (al basso) e Chardine Taylor-Stone (alla batteria) le altre due componenti del gruppo, che, per propria stessa ammissione, ha l’ambizione di rivisitare in chiave indie-punk anni 80 un sound dalle cadenze pop alla Ronettes. Esperimento ambizioso ma riuscito: l’esito finale è infatti eccellente. Ma veniamo alle tracce presenti sull’album.

It’s a new year / And I’m still here / It’s a new day / I’ll be okay canta Stephanie in New Year, pista che apre le danze. Un bel riff di chitarra, che rieccheggia a tratti un sound alla Interpol, dialoga con la linea di basso assicurata da Estella e con la batteria di Chardine introducendoci preopotentemente nell’atmosfera generale del disco.

Non è meno riuscito il secondo brano, la magnifica e ritmatissima Fall Asleep, primo singolo estratto che è anche un videoclip pubblicato a inizio settembre, nel quale le musiciste appaiono in immagini dal sapore vagamemente vintage anni 70.

Fra un pezzo e l’altro si passa con sicurezza da nuances più marcatamente punk a sonorità indie rock anni 80 e 90, con, qua e là, dei tocchi anni 60 e 70. E così una traccia come Used to be Friends, con il suo ritmo pop arriva giusto prima di una canzone dall’andamento caotico e imprevedibile come Eyes, con le sue continue variazioni di ritmo, fra chitarre distorte e batteria martellante.

Sono proprio episodi come Eyes, appena citato, Down Down, Token e Cut Your Hair, che chiude il disco dolcemente con il suo andamento a tratti ipnotico, il punto di forza di quest’album decisamente riuscito.

Ci si allontana con decisione da melodie più semplici e ci si avventura in architetture più complesse e affascinanti, nelle quali nuances punk e noise assumono venature difficilmente classificabili.

Ma restano allo stesso tempo gradevoli e interressanti anche i brani più pop-rock. Tutti i pezzi possono comunque contare su testi risoluti e brillanti, interpretati con sicurezza da Stephanie che fa sfoggio di una magnifica voce a cui fanno da controcanto i cori, assicurati da Estella e Chardine. E’ il caso di Tell a Lie, How could You Love Me e It’s You, brani all’intersezione fra punk e surf rock in un mélange insolito e inatteso.

Prodotto dalla casa discografica indipendente Daydream Library, etichetta dell’ex Sonic Youth Thurston Moore, Sisthas è un album da ascoltare con attenzione per una band di cui sentiremo ancora parlare in futuro.
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8/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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