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(recensione): Earl Sweatshirt – Some Rap Songs (Columbia, 2018)

Enfant prodige della scena alternative rap e experimental hip hop a stelle e strisce, Earl Sweatshirt, al secolo Thebe Neruda Kgositsile, già membro del collettivo hip hop Odd Future Wolf Gang Kill Them All (OFWGKTA) era attesissimo da pubblico e critica alla prova del terzo album in studio. Some Rap Songs, questo il titolo del suo nuovissimo lavoro, è giunto puntualmente a fine novembre, a tre anni di distanza dalla pubblicazione del bellissimo e universalmente acclamato I Don’t Like Shit, I Don’t Go Outside. Sperimentali, intense e poetiche: sono questi gli aggettivi che possiamo utilizzare per descrivere le quindici tracce che compongono il disco e che si dipanano per una durata di nemmeno una mezz’ora. A partire proprio dal pezzo che apre il disco, una magnifica Shattered Dreams, brano nel quale Earl affronta con onestà e coraggio temi come la depressione e i fantasmi che la accompagnano. Un testo dalla bellezza folgorante si staglia sullo sfondo di una melodia sincopata nella quale sono riconoscibili un sample estrapolato da Shattered Dreams (Stop) degli Endeavors e un estratto di una conferenza del critico e saggista James Baldwin, The Talk.

Blast off, buckshot into my ceilin’ / Why ain’t nobody tell me I was bleedin’? /Please, nobody pinch me out this dream / I said peace to my dirty water drinkers /Psh, nobody tryna get it clean / Why ain’t nobody tell me I was sinkin’? /Ain’t nobody tell me I could leave, rappa Earl.

Non meno bello e intenso il secondo pezzo dell’album, Red Water, traccia per la quale Earl rielabora un sample di Solace complessa e struggente composizione del 2015. Entrambi i brani affrontano toccano con grande sincerità il tema della tormentata relazione con i propri genitori: la madre Cheryl Harris, professoressa di diritto alla UCLA e il padre Keorapetse Kgositsile, poeta e attivista politico sudafricano, scomparso a inizio anno e al quale proprio Red Water è dedicata.

Papa called me chief/ Gotta keep it brief /Locked and load, I can see you lyin’ through your teeth/ Fingers on my soul, this is 23/ Blood in the water, I was walkin’ in my sleep
Blood on my father, I forgot another dream, udiamo nei primissimi versi della canzone.

E’ una sorta di omaggio al padre e alla madre anche Playing Possum brano nel quale fanno capolino le voci di entrambi i genitori, in una sorta di tentativo di riconciliazione, pensata e messa in atto qualche mese prima della improvvisa scomparsa del padre.

Musicalmente le quindici tracce sono elaborate e sperimentali. Ritmi irregolari e sincopati si intrecciano facendo da sfondo ai testi tormentati e struggenti pensati da Earl, creando una sorta di universo in chiaroscuro, fra angoscia e speranza.

Fra le tracce più belle segnalo Peanut, ancora una volta un omaggio al padre scomparso e The Mint brano che vede la collaborazione del rapper newyorkese Navy Blue, attivo sulla scena underground, secondo singolo estratto, dopo Nowhere2go.

Un album bellissimo, dicevamo, certo uno dei migliori dischi rap del 2018.
8,2/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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