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(live report) : Interpol @Salle Pleyel (Paris, 29 novembre 2018)

E’ intenso e noto il legame che unisce la Francia agli Interpol. Paul Banks e Daniel Kessler si sono infatti conosciuti proprio a Parigi nel corso di un programma estivo organizzato dalla New York University ed è a Saint Malo, durante il festival della Route du Rock, che la band, ancora semi-sconosciuta ha suonato, una delle primissime volte, nella sua integralità, i brani di Turn On the Bright Lights, mitico album del loro folgorante debutto, nel lontano 2001.

Con un nuovo disco pubblicato sul finire di quest’estate, Marauder e con una tournée autunnale in Europa, non poteva quindi mancare la classica tappa francese per suggellare questa lunga “amicizia”. Luogo scelto per l’occasione, la Salle Pleyel, a due passi dagli Champs Elysées, che lo scorso 29 novembre risultava, come prevedibile, già sold out da tempo.

L’opening act è affidato alla giovanissima Nilüfer Yanya che ha offerto ad una sala, già insolitamente pienissima per le gig parigine, un set intenso ed estremamente bien suonato. Nilüfer, accompagnata da un bassista/tastierista e una sassofonista, che arricchisce le melodie conferendogli nuances jazzate, ha una bellissima voce e delle canzoni notevoli (di cui non mancheremo di parlarvi più diffusamente) e intrattiene la sala con una serie di brani gradevolissimi e accattivanti. Una piacevole sorpresa.

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Sono circa le 9 quando Paul Banks e soci fanno il loro ingresso in scena, accolti da un’autentica ovazione. Una grande sfera specchiata e uno sfondo illuminato come una notte stellata risaltano su un palco altrimenti privo di ulteriori addobbi: come d’abitudine i new yorkesi si muovono in un contesto elegante e minimalista e si affidano soprattutto alla musica per coinvolgere la sala.

Show me the dirt pile and I will pray that the soul can take/ Three stowaways/Vanish with no guile and I will not pay, but the soul can wait /The soul can wait canta Banks in apertura di concerto, intonando le strofe di Pioneer to the Falls, brano estratto da Our Love to Admire, presente in scaletta anche con Rest My Chemistry.

Il pubblico presente, soprattutto nelle primissime file è costituito da fan di lunghissima data, giunti da un po’ tutta Europa o anche da molto più lontano per l’occasione (ho personalmente intercettato gruppi di argentini e finlandesi) e quindi conosce a menadito i testi di tutte le canzoni, compresi i brani del più recente lavoro, che arrivano solo dopo una magnifica versione di C’mere. Prima traccia da Marauder, If you really love nothing, è accolta al pari dei titoli più noti con grande entusiasmo, a testimonianza dell’ottima recezione riservata all’ultimo album, che fa complessivamente un’eccellente impressione, confermandosi uno dei migliori dischi pubblicati in questo ricchissimo 2018. Sono ben 6 i brani dell’album presenti in setlist: oltre alla già citata If you really love nothing, abbiamo diritto anche alla bella The Rover, oltre che a Flight of Fancy, Complications, NYSMAW e Stay in Touch, che nel complesso non sono meno coinvolgenti dei titoli faro della band. Da segnalare, oltre alla solita magistrale prestazione di Daniel Kessler, con i suoi ineguagliabili riff di chitarra, l’immancabile batteria di Sam Fogarino e, eccellenti, Brad Truax al basso a Brandon Curtis alle tastiere. Il sound risulta straordinario, complice certamente anche l’acustica della sala, solitamente utilizzata per concerti di musica classica.

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I brani del mitico Turn on the Bright Lights, che con ben 6 titoli fa, assieme al recente Marauder la parte del leone, arrivano con Roland e proseguono con le sempre emozionanti e bellissime The New, NYC, PDA e Say Hallo to the Angels, fino a Obstacle 1, titolo che chiuderà anche il concerto. Una teoria di pezzi magnifici e splendidamente eseguiti per una band in gran forma. Paul Banks è visibilmente sorridente e non lesina ringraziamenti al pubblico, in francese.

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Grande come d’abitudine l’entusiasmo che accompagna All The Rage Back Home titolo presente sull’album El Pintor, cosi’ come per il classico Slow Hands, da Antics.

Una breve pausa e il concerto riprende, per l’encore, con gli ultrimi tre brani in scaletta, ovvero Lights, Evil e la citata Obstacle 1.

Una delle migliori gig della band e uno dei migliori live act dell’anno per gli americani che non hanno perso per nulla l’antico smalto, e che attendiamo con ansia per la tournée europea dei festival, in programma quest’estate. Prima tappa, già annunciata, il Best Kept Secret Festival in Olanda. Ve ne riparleremo.

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Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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