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(recensione) : Alain Bashung – En amont (Barclay, 2018)

Moriva nel marzo del 2009 Alain Bashung, mitico cantautore  della scena punk e new wave francese. In attività dalla metà degli anni ’60 fino alla sua improvvisa scamparsa, Alain conosce il primo vero successo nel 1977, grazie alla pubblicazione di un album originale e innovativo, dal titolo Roman-photos.

Risale invece al 2008 l’uscita di Blue Petrol, ultimo disco apparso quando il musicista era ancora in vita e universalmente riconosciuto come capolavoro assoluto del rock transalpino. Un disco scritto in collaborazione con cantautori come Gaetan Roussel, Joseph d’Anvers e Gérard Manset, nel quale comparivano tracce dalla bellezza folgorante come Comme un Lego, ripresa da Bertrand Cantat (che con Bashung aveva registrato nel 2000 un singolo dal titolo Volontaire) nel corso di un concerto – hommage tenutosi al 104 nel 2013.

E’ quindi con una certa emozione che, quest’estate, abbiamo appreso la notizia della pubblicazione di un lavoro postumo, dal titolo En Amont,  previsto per la fine di novembre.

Undici tracce scritte all’epoca della composizione dei pezzi contenuti in Blue Petrol e in collaborazione con musicisti noti della scena cantautoriale francese, ma non incluse nell’album: si tratta principalmente di demo, brani, quindi, appena abbozzati e in un primo tempo, e nelle intenzioni dell’artista, non destinati al grande pubblico.

L’operazione intrapresa da Chloe Mons, compagna di Alain, che in fase di produzione e per la realizzazione del disco si è affidata alle cure di Edith Fambuena, era piuttosto rischiosa e dall’esito imprevedibile.

Ci siamo, per questo, messi all’ascolto di En Amont con una certa diffidenza, ma, possiamo già anticiparvelo, non ne siamo stati delusi.

Veniamo, quindi, alle 11 canzoni. Primo singolo estratto, pubblicato a fine settembre, Immortels, brano il cui testo è stato scritto da Dominique A e che apre l’album, vede in primo piano l’inconfondibile voce di Bashung sottolineata semplicemente da un riff di chitarra acustica.

Chitarra e voce sono in primo piano anche in Les Rêves de vétéran, pezzo scandito e impreziosito dalle note sublimi dell’armonica, strumento particolarmente caro a Bashung.

Sinuose sonorità orientaleggianti dominano invece Les Salines, che è, indubbiamente, uno degli episodi più riusciti dell’album ed è anche il brano più caro alla scrivente.

Nuances decisamente rock fanno capolino in Ma peau va te plaire, mentre venature spettrali si insinuano  nella trama scandita dalla chitarra di Un beau déluge.

Fra gli episodi più interessanti vi segnalo anche Seul le chien, brano scritto, come già Immortels, da Dominique A e Les Arcanes, pezzo sublimato da un magnifico e solenne giro di basso, in un dialogo struggente con la voce di Alain.

Chiude l’album Nos âmes à l’abri, traccia scritta da Doriand che firma una canzone bella e malinconica, perfetta conclusione di un disco riuscito, nonostante un retrogusto agrodolce percettibile in filigrana.

7,7/10

 

 

 

 

 

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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