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(live report): Peter Murphy 40 years of Bauhaus feat. David J. @Bataclan (Paris, 14 novembre 2018)

Paladini e pionieri indiscussi della dark wave, ovvero la componente più gotica e cupa della new wave britannica fra la fine degli anni 70 e l’inizio degli anni 80, i Bauhaus, festeggiano quest’anno 40 anni di onorata carriera. E cosa di meglio di un tour per celebrare l’evento? Detto-fatto: due dei quattro componenti storici della band, il carismatico lead singer Peter Murphy e il bassista David J sono impegnati in una tournée che tocca in questi giorni le capitali europee. Assente il chitarrista Daniel Ash che è, per l’occasione, sostituito da un eccellente Mark Gemini Thwaite, mentre il batterista Marc Slutsky riceve il testimone da Kevin Haskins.

Giovedi’ 14 novembre è stato il turno del Bataclan, e, inutile dirlo, celebrazioni e omaggi si sono sovrapposti, vista l’insolita (o voluta?) coincidenza con l’anniversario dei tragici eventi parigini di 3 anni fa.

Ma andiamo con ordine. Serata fredda e piovosa. Sono giunta davanti alla sala verso le 19, e una lunga fila composta era già pazientemente in attesa. Data completa a conferma del fatto che un certo sound datato anni 80 riscuote ancora di grande attenzione e non è per nulla fuori moda.

L’opening act è affidato ai londinesi Desert Mountain Tribe che con il loro rock psichedelico e dalle venature punk riscaldano una sala in trepida attesa di Murphy e soci.

Sono circa le nove quando, con un entrata teatrale i nostri fanno il loro ingresso sul palcoscenico.

Outfit total black, trucco pesante, gesti melodrammatici, Murphy attraversa il palco, misurandolo da un’estremità all’altra come se volesse scoprirne i minimi dettagli.

E’ Double Dare ad aprire le danze e subito siamo immersi nell’atmosfera cupa e allo stesso tempo piena di fascino dell’universo Bauhaus.

Ci aspetta una setlist ricchissima e magnifica. I titoli si susseguono uno dietro l’altro, e ci si rende conto immediatamente di quanto i 4 album pubblicati dalla band fra il 1980 e il 1983 abbiano marcato irrimediabilmente generazioni di fan e musicisti che ancora oggi, più o meno dichiaratamente, si ispirano al loro sound spettrale e a tratti apocalittico.

Batteria martellante, giri di basso e scatenati riff di chitarre sapientemente distorte: sul tutto domina la figura carismatica di Murphy che, nonostante gli anni non ha perso il gusto per il melodramma. Lo storico capolavoro In The Flat Field è suonato integralmente e nella sequenza originale. Ed è un tripudio di sonorità che appaiono decisamente attuali. Magnifica la versione della title track, ovviamente, ma non sono da meno una particolarmente scenografica A God in an Alcove, con tanto di corona offerta al pubblico, una cupissima Stygmata Martyr e una interminabile Nerves, scandita da distorsioni e riverberi.

Bauhaus 40 - Paris

C’è spazio, naturalmente anche per altri brani chiave della band. Fra tutti una sublime She’s in Parties (uno dei brani più cari alla scrivente, ndr), intonata a squarciagola da tutta la sala, ma non possono mancare la storica Bela Lugosi’s Dead, la bellissima The Passion of Lovers e per chiudere degnamente la prima parte della scaletta Dark Entries.

Una brevissima pausa e la band ritorna in scena per l’encore, introdotto da un doveroso omaggio alle vittime del Bataclan. Prima traccia eseguita Three Shadow Part II, brano tratto dall’album The Sky’s Gone Out, per la quale Mark Gemini Thwaite opta per la chitarra acustica.

Chiude il concerto la cover di Severance, brano dei Dead Can Dance a suggellare una serata veramente riuscitissima e un concerto da annoverare fra i migliori live act dell’anno, ma non solo.

Per terminare, vi ricordo che il bassista David J ha recentemente ridato alle stampe l’album Crocodile Tears & The Velvet Cosh, prima prova solista seguita alla rottura con la band: un album che segna uno iato anche stilistico con quanto fatto in precedenza ma che si fa apprezzare per le sue cadenze jazzate e folk. L’album è pubblicato con l’etichetta Glass Modern.

Inutile dirvi che vi consiglio caldamente di non perdere un live dei Bauhaus versione 2018, se mai ve ne capitasse l’occasione.

Bauhaus 40 - Paris

Bauhaus 40 - Paris

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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