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(recensione): Thom Yorke – Suspiria – Music for the Luca Guadagnino Film (XL Recordings, 2018)

Thom Yorke - Suspiria (Music for the Luca Guadagnino Film)

Inedita e interessante, la collaborazione fra il regista Luca Guadagnino e il lead singer dei Radiohead Thom Yorke, lasciava presagire un esito di indubbia qualità. Chiamato a cimentarsi nella composizione della colonna sonora di Suspiria, remake, targato 2018, dell’omonimo capolavoro del cinema horror, girato nel 1977 da Dario Argento, Yorke non si è certo lasciato intimidire dalla sfida. L’album, un doppio vinile che si dipana per ben 25 tracce, dopo una prima presentazione al festival del cinema di Venezia e un ascolto semiprivato riservato a una manciata di spettatori sceltissimi in settembre, è stato infine pubblicato a fine ottobre.

Yorke non è certo il primo Radiohead alle prese con la composizione di OST: sono note a tutti le collaborazioni intercorse fra Jonny Greenwood e Paul Thomas Anderson, che hanno portato alla creazione di opere di straordinario valore come la recente colonna sonora scritta per The Phantom Thread, a cui Jonny ha fatto seguire proprio all’inizio del 2018 la OST pensata per You Were Never Really Here (della quale abbiamo avuto modo di parlarvi su queste pagine).

Un primo singolo pubblicato a inizio settembre, Suspirium, ci aveva decisamente incuriosito ed è quindi con attenzione che ci siamo messi all’ascolto della totalità dell’album.

Non deve essere certo facile cimentarsi nella composizione delle tracce per un horror movie. Se il film originale del 1977 poteva contare sulla musica dei Goblin, gruppo italiano di rock progressivo, Yorke, per questa nuova versione, non si allontana molto dal proprio universo sonoro e alterna brani decisamente elettronici ad altri più acustici, dominati principalmente dal suono del pianoforte.

E’ il caso del magnifico primo singolo estratto dall’album, ovvero Suspirium, una struggente ballata, declinata in due versioni: la prima, suonata interamente al pianoforte, una seconda ripresa vede l’aggiunta degli archi suonati dalla London Contemporary Orchestra. Sul tutto domina la classica voce in falsetto di Thom, impegnato in strofe, come di consueto, di grande bellezza.

This is a waltz thinking about our bodies / What they mean for our salvation /With only the clothes that we stand up in / Just the ground on which we stand/Is the darkness ours to take?/Bathed in lightness, bathed in heat / All is well, as long as we keep spinning / Here and now, dancing behind a wall /You hear the old songs and laughter we do /
Are forgiven always and never been true, canta Yorke in un pezzo che non stonerebbe per nulla in un album dei Radiohead.

Altro pezzo al pianoforte, Unmade, è uno degli episodi più interessanti dell’album: un mélange di sonorità elettroniche e acustiche, sublimate dal suono dei sintetizzatori a creare sul finale un’atmosfera quasi spettrale. There’s no faces / Won’t grow back again
Broken pieces / Unmade / I swear there’s nothing / Won’t grow back again /I swear there’s nothing /Come under my wings / We’re unmade recita Yorke.

Brani decisamente elettronici, dalle nuances a tratti psichedeliche, il secondo singolo estratto dall’OST, Has Ended, e Volk, pezzi nei quali fa il suo esordio alla batteria il figlio diciassettenne di Thom, Noah: prove che fanno presagire un bella carriera in prospettiva per il giovane Yorke. Interessante in particolare il primo pezzo con le sue cadenze decisamente ipnotiche, nel quale la voce di Yorke si staglia sullo sfondo di un intenso dialogo fra batteria e sintetizzatori.

Spettrale e perfettamente consona alle atmosfere cupe del film la seconda, Volk, che come la quasi totalità delle altre tracce diventa immediatamente fruibile se associata alle immagini sullo schermo. Come sempre nelle composizioni ascrivibili ai membri dei Radiohaed non mancano le sperimentazioni e cosi’ una traccia come A Choir of One con i suoi 14 minuti abbondanti diviene un lungo esercizio compositivo con il quale Thom ci fa immergere in una ricca trama sonora dalle nuances inedite.

Infine fra gli episodi più riusciti una Klemperer Walks, dominata dagli archi, nella quale pare quasi Thom voglia iniziare un dialogo a distanza con l’amico Jonny e con le sue più recenti composizioni.

Nel complesso un album decisamente riuscito, da ascoltare come di consueto per Yorke & Co con la massima attenzione.

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8,2/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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