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(recensione): Dionysus – Dead Can Dance (Pias, 2018)

Duo australiano composto da Lisa Gerrard e Brendan Perry, i Dead Can Dance si muovono da sempre in un universo sonoro suggestivo e inclassificabile. Musica dal sapore antico e ritmi contemporanei, nuances new wave, canti gaelici e venature folk si incrociano fino a tessere trame incantate, capaci di disegnare paesaggi al di fuori delle classiche coordinate spazio-temporali. Sono passati sei anni dal loro ultimo lavoro, Anastasis: album dalle cadenze ipnotiche, nel quale la band aveva definito una volta di più i confini di un progetto musicale tanto ambizioso quanto inconsueto.

Non fa eccezione il nuovo album Dionysus, pubblicato lo scorso 2 novembre con la storica etichetta PIAS.

Lavoro dedicato al dio greco Dioniso, il disco si compone di due atti, sette brani in totale che si dipanano per la durata di circa mezz’ora. Anticipato dal singolo The Mountain, l’album trasporta l’ascoltatore, sin dalle prime note, in un universo fatato popolato di satiri e baccanti votati al culto del dio ctonio.

Tre i brani che compongono il primo atto: Sea Borne, Liberator of Minds e Dance of the Bacchantes. Tracce in cui venature orientali sono sottolineate dall’uso sapiente di strumenti propri della musica folk, come la zurna rubata alle danze turche e la gadulka e la gaida, strumenti tradizionalmente presenti nelle melodie balcaniche.

L’album è di per sè ben equilibrato e consistente. Il primo e il secondo atto sono da leggere pertanto uno di seguito all’altro e, se il disco si apriva con Sea Borne, brano che evoca il sopraggiungere del Dio trasportato dalle correnti marine, è The Mountain ad introdurci nel secondo episodio del disco. Accompagnato da un video altrettanto suggestivo, il pezzo vede le voci di Lisa Gerrard e Brandan Perry impegnate in un dialogo ipnotico allo stesso tempo mistico e sensuale.

La bella voce di Lisa è un po’ la grande assente (ed è forse questo il più grande disappunto per gli estimatori del duo) e torna a farsi sentire solo nel brano che chiude il disco, ovvero Psychopomp, assieme alla già citata The Mountain e a The Invocation uno degli episodi eccellenti dell’album.

Eros e Tanatos, sacro e profano, sonorità colte e venature popolari si intrecciano fino a tessere un tappeto complesso e allo stesso tempo ricchissimo. Giardini incantati e foreste notturne sono i luoghi senza tempo che fanno da sfondo ai sette brani di questo disco intenso e allo stesso tempo estremamente coerente e godibile.

Una tournée europea, già sold out da tempo, è prevista in vista della promozione del disco. Sarà interessante scoprire come i brani di Dionysus saranno presentati in scena e come essi saranno integrati al classico repertorio della band. Coeurs & Choeurs sarà ovviamente presente per rendervene conto.
8/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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