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(recensione) : Antarctigo Vespucci – Love in the Time of E-mail (Polyvinyl Records, 2018)

 

Nasce dalle ceneri del progetto Fake Problems, quartetto indie-rock capitanato da Chris Farren, il duo Antarctigo Vespucci. Trasferitosi alla fine del 2013 nella Big Apple, Farren incontra nell’immobile nel quale si è trasferito, Jeff Rosenstock musicista new yorkese noto per la sua militanza in gruppi power pop e ska punk come Bomb the Music Industry !, The Arrogant Sons of Bitches e In the Emergency Room, oltre che per una pregevole carriera solista (risale ai primi mesi del 2018 il suo più recente lavoro POST-). L’intesa fra i due è immediata e, dopo alcuni EP, giunge, nel 2015, un primo LP firmato  con il nome Antarctigo Vespucci.  A Leavin’ la Vida Loca, questo il titolo, si aggiunge, oggi, un secondo full length album, Love in the Time of E-mail.

Tredici tracce si dipanano per trentasei minuti: Love in The Time of E-mail è un lavoro che, a dispetto delle apparenze, non ha per nulla l’ambizione di trattare le questioni poste  delle nuove tecnologie o l’uso massiccio dell’informatica. Queste tematiche, pur presenti, restano sullo sfondo e il vero protagonista resta l’amore, o meglio l’anelito di amore, declinato brano dopo brano.

Un bellissimo esempio è dato proprio dal brano che apre il disco, una folgorante Voicemail, il cui testo è una ennesima conferma del valore indiscusso della penna di Rosenstock.

I read through all the e-mails that you wrote to me/ And again the ones that I sent back to you / Hope I can be important in your life some day /Is it wrong that I’ve been thinking about that? /I just wanted to leave a message, no need to call back / Bye bye, udiamo alla fine del minuto e mezzo scarso della prima traccia.

A livello musicale ci troviamo di fronte a un gradevole mélange di nuance pop con qua e là venature punk o ska, sebbene estremamente sfumate. Le tredici tracce sono ritmatissime e invogliano decisamente a scatenarsi sulla pista da ballo. Fa eccezione una romanticissima Lifelike, brano dominato in gran parte dalle note suadenti del pianoforte, sullo sfondo delle quali si staglia la voce di Chris Farren,  pronto a interrogarsi sul senso della propria esistenza: Could I ever do / What all the other humans do? / Like introduce myself / Or think of someone else /Am I just a photograph /Buried underneath the growing stack? / Three miles high /There’s a better life, canta Chris.

Fra gli episodi più riusciti non posso non segnalarvi Do It Over con il suo ritmo funky, brano scandito dai bei riff di chiatarra di Jeff,  a cui si aggiungono le tastiere Chris e la batteria a sottolineare la voce di Rosenstock.

Altro brano estremamante gradevole una godardiana Breathless on DVD dal testo malinconico e nostalgico: I haven’t seen you in a long time/ Are you still 27 and mad at me/Watching “Breathless” on DVD/ In the dead of winter 2009? udiamo nella prima strofa.

Nel complesso un disco la cui notazione non puo’ che essere positiva, nonostante l’assenza di quel quid in più capace di farci gridare al capolavoro.

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7,4/10

 

 

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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