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(recensione): Marianne Faithfull – Negative Capability (BMG, 2018)

Marianne Faithfull - Negative Capability

Non ha certo bisogno di troppe presentazioni Marianne Faithfull: carriera pluridecennale, 21 album in studio all’attivo, fra cui alcune indiscusse pietre miliari nella storia della musica rock. Fidanzata storica del rocker più famoso del mondo, ovvero la pietra rotolante Mick JaggerMarianne calca i palcoscenici di tutto il mondo dal 1964 e potrebbe tranquillamente dormire sugli allori del successo passato. Invece, ancora una volta, ha deciso di sorprenderci con un album dalla bellezza folgorante. Negative Capability, questo il titolo, è costituito di 13 tracce che si dipanano per poco meno di un’ora. Registrato a Parigi con la collaborazione di Warren Ellis e Rob Ellis, il nuovo lavoro della musicista britannica comprende tracce nuove e classici rivisitati. Su tutto domina la voce sempre bellissima, divenuta grave di Marianne, che, sopravvissuta  a  perdite di persone care, malattie ed eventi più o meno infelici si ritrova oggi  a meditare sull’inesorabilità del tempo che scorre.

Tracce nuovissime come Misunderstanding e No Moon in Paris si alternano  a classici del repertorio della Faithfull come  As Tears Go By o Witches Song, creando una sorta di vortice spazio temporale, ove passato e presente si mescolano fino a diventare indistinguibili.

E’ proprio Misunderstanding ad aprire le danze.  Brano malinconico, nel corso del quale Marianne si interroga sul senso della propria esistenza e ci racconta della solitudine che  la accompagna:  Misunderstanding is my name /What I am is not a game/ Such an easy trap to fall/For anyone /And then you find yourself alone /No explanation you can give /That you or I believe, understand/ Such a shame, no way to live /But hard to get away from, canta tristemente la Faithfull.

Secondo brano dell’album, The Gypsy Fearie Queen puo’ contare nientemeno che sulla presenza di Nick Cave, che presta la sua voce baritonale per il ritornello di questa delicata ballata dal sapore shakespeariano.

As Tears Go By e Witches Song sono, invece cavalli di battaglia del reportorio di Marianne, per l’occasione rivisitati e sublimati da un arrangiamento che conferisce loro una venatura grave e inattesa. Il primo pezzo,  scritto nel 1964 da Mick Jagger e Keith Richards,  pur conservando l’inconfondibile sound rollingstoniano, in questa nuovissima versione assume nuance cupe e malinconiche, sottolineate dalle struggenti note degli archi a sfumare sullo sfondo.

Witches Song, pezzo tratto dall’album Broken English del 1979 è invece un brano di straordinaria attualità ed è anche una piccola lezione di femminismo ante-litteram  di grande potenza, tale da farci un poco sorridere di alcune ingenuità a cui abbiamo avuto modo di assistere in questo 2018. Sister we are waiting/ On the rock and chain /Fly fast through the airwaves
Meet with pride and truth cantava, infatti, senza nessuna paura e senza retorica, Marianne ben 39 anni fa.

Tredici tracce di una bellezza folgorante, dicevamo, fra pubblico e privato. Cosi’, se They Come At Night, brano scritto assieme Mark Lanegan, rievoca la notte del tragico attentato al Bataclan, Born to Live è un delicato omaggio all’amica Anita Pallenberg, recentemente scomparsa.

Difficile scegliere una traccia piuttosto che un’altra. Ma tra tutte non posso non citare la bellissima Don’t Go sottolineata dalle note di un magnifico pianoforte a mettere in luce la straordinaria voce di Marianne. Mi limito poi a segnalarvi la dylaniana It’s All Over Now, Baby Blue, brano del 1965 perfetto corollario per un album che si vuole ispirato da Cohen e Cash,  come indicato nella press relese che ne ha accompagnato l’uscita. Ed effettivamente Marianne Faithfull ci regala oggi un capolavoro che niente ha da invidiare ai migliori lavori di questi prestigiosi colleghi.

9,8/10

 

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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