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(recensione) : Julia Holter – Aviary (Domino, 2018)

Elegante, colto, sofisticato, complesso, sperimentale e bellissimo Aviary, sesto album in studio della californiana Julia Holter.

Musicista preparata, capace di coniugare sonorità antiche e contemporanee arricchendole di testi intensi e raffinati che pescano dal patrimonio letterario classico americano e internazionale, Julia ci propone, con Aviary, un viaggio in universo magico e a tratti indecifrabile, carico di emozione e magnificenza.

Aviary si compone di quindici tracce e si dipana per circa 90 minuti.

E’ la epica Turn the Light On ad aprire le danze. Siamo accolti da un turbinio di dissonanze amplificate e a tratti spettrali e riverberi: il tutto è scandito dalla sezione ritmica, a sottolineare un testo dalla bellezza abbagliante e che recita: Thankful you’ll come back/ You can recall the way you held me close / I know my love so true/ In a high vast and empty distance / Where you can’t see but Sierra stars / Eat them until you drift near me /I’ll turn the light on so bright / So bright / So bright.

Chaitius, terzo brano dell’album è uno degli episodi chiave: fra nuances barocche e sonorità avanguardiste Julia ci racconta una storia che si pone al di fuori dei classici canoni spazio-temporali e combina suoni, immagini e lingue fra passato e futuro.

Al di là delle leggi del tempo anche Voce Simul, traccia nella quale un’introduzione e un prologo in latino sono sottolineati dal suono dell’arpa.

E’ I Shall Love il brano scelto come primo singolo estratto dall’album: è declinato in due versioni nelle quali, come in un crescendo, la manifesta esigenza di connettersi alla comunità degli altri esseri viventi diviene, nota dopo nota più imperativa. Una traccia risponde all’altra, in un intricato dialogo, un intreccio, nel quale strumenti si aggiungono a strumenti fino a giungere al punto zenitale. In all the human errors there is something true/ But do the angels say, do the angels say /I shall love? declama Julia fra dubbio e certezza.

Dissonanze, sperimentazioni e giochi linguistici si susseguono traccia dopo traccia, contribuendo alla consistenza dell’album. Ogni singolo brano fa parte di un tutto ed è tuttavia, allo stesso tempo, perfettamente autonomo: un teoria di microcosmi, ciascuno in perfetta corrispondenza con gli altri elementi, nella quale l’ascoltatore puo’ avventurarsi in totale libertà, senza una chiave di lettura univoca. Nel corso di un’affascinante intervista concessa recentemente alla BBC Julia ha confermato proprio quest’approccio, assieme al desiderio di continuare a esplorare nuove strade creative e alla volontà di accompagnare i fan o più generalmente gli ascoltatori in questo tragitto.

Fra gli episodi migliori di un album complessivamente perfetto, non possiamo non citare Les Jeux to You, pezzo nel quale la bella voce di Julia si impegna in un complesso gioco di parole sullo sfondo di una magnifica melodia dominata da batteria, pianoforte e sintetizzaori.

O ancora Everyday is an Emergency, traccia ispirata dalla complicata situazione politica o la sperimentale Underneath The Moon fra dissonanze e sintetizzatori.

Album maturo e straordinario, Aviary è ad oggi il migliore disco dell’anno per Coeurs & Choeurs. Inutile dire che attendiamo il live parigino, previsto il prossimo 3 dicembre con impazienza.
9,2/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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