Vai al contenuto

(recensione): Bottle It In – Kurt Vile (Matador Records, 2018)

Kurt Vile - Bottle It In

Sono passati tre anni esatti dalla pubblicazione di B’lieve I’m Going Down… Kurt Vile fa il suo ritorno sulle scene musicali proprio in questi giorni, con un settimo album in studio da solista (non teniamo qui in conto Lotta Sea Lice, lavoro pubblicato assieme a Courtney Barnett nel 2017 e, pertanto, particolarmente marcato da questa collaborazione, ndr). Bottle It In, questo il titolo, è un album interessante e complesso e si presenta come un vero e proprio punto di svolta nella produzione di Vile. B’lieve I’m Going Down, acclamatissimo da critica e pubblico, aveva colpito soprattutto per la bellezza e l’ironia dei testi, perfetto corollario di una parte musicale ridotta all’essenziale e scandita da semplici riff di chitarra e banjo: un album maturo che si manteneva nel solco dell’opera anteriore. Con il nuovo disco, Bottle It In, fanno il loro ingresso nell’universo sonoro di Kurt strumenti elettronici, sintetizzatori e batteria, mescolati fino a creare una trama sonora estremamente complessa e articolata, che si allontana da quanto prodotto in passato, senza, tuttavia, snaturare la natura e lo stile del suo autore.

Primo singolo estratto dall’album, Loading Zone è anche il primo brano del disco. Una classica ballata on the road, accompagnata da un video ambientato in un anonimo sobborgo americano.

Kurt Vile conferma da subito di essere un cantautore capace di raccontare con leggerezza storie di bizzarri e scanzonati fuorilegge: individui ai margini, che riescono a mantenersi in equilibrio grazie ad una marcata autoronia. How beautiful to take a bite out of the world / I want to rip the world a new one /It just crawls out of my mouth anymore/ You can hate on it or you can hug it / You can get all mushy and lovey-dovey
It’s all the same when I’m out there driving around /All from zone to loading zone of my beautiful town, canta Vile, sullo sfondo di una articolata trama musicale, che mescola sonorità acustiche a venature elettroniche, sino a creare un effetto quasi ipnotico.

Secondo singolo estratto e secondo video, Bassackwards è uno degli episodi migliori dell’album. Brano ritmatissimo e quasi magnetico, nel quale sonorità acustiche si mescolano a movenze decisamente elettroniche, fino a creare un’atmosfera dal sapore psichedelico.

Riuscita anche la titletrack Bottle It In. Pezzo dalla cadenza quasi raveliana, vede trame sonore sovrapporsi le une alle altre, fino a costruire un complesso universo melodico.

E la medesima melodia, questa volta in versione solo strumentale, con il titolo Bottle back chiude il disco, in modo inaspettato e forse un po’ brutale.

Numerosi i brani da segnalare. La malinconica Mutinies, con il suo suadente riff di chitarra ad accompagnare il fraseggio mai urlato di Vile.

O, ancora, Yeah Bones e One Trick Ponies pezzi dalle più tranquille nuances country e folk.

Un disco, nel suo complesso, riuscito, che attendiamo di ascoltare live. Kurt Vile sarà a breve in tournée in Europa, accompagnato dall’arpista Mary Lattimore (di cui abbiamo già avuto modo di segnalarvi l’ultimo disco).
7,8/10

Coeurs & Choeurs - de l'actualité indierock - Mariangela Macocco Mostra tutti

For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: