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(recensione): Jassbusters – Connan Mockasin (Mexican Summer, 2018)

Jassbusters - Connan Mockasin

Quarto album pubblicato con il nome Connan Mockasin per il neozelandese Connan Tant Hosford. Jassbusters è, a tutti gli effetti, un concept disc, pensato come colonna sonora per un lungometraggio realizzato dallo stesso musicista e che sarà presentato il prossimo novembre al Barbican Center di Londra, in occassione della tappa inglese del tour che lo vede attualmente impegnato. Musicista eclettico, Connan ha, nel corso degli anni, moltiplicato le collaborazioni internazionali di prestigio. Mi limito qui a ricordare la tournée del 2012 in supporto ai Radiohead, la collaborazione con Charlotte Gainsbourg (e una traccia della nuova prova è singolarmente intitolata Charlotte’s Thong, ndr), e, infine, quella con James Blake: suo il riff di basso in The Noise above our Heads brano presente nel magnifico The Colour in Anything.

James Blake ricambia a sua volta il favore, ed eccolo quindi presente nella traccia Momo’s, secondo brano di Jassbusters, nel quale risuona inconfondibile la sua voce. Ma procediamo con ordine.

L’album, registrato in presa diretta e nel corso di una sola settimana a Parigi nell’estate del 2016, si compone di 8 titoli, eseguiti con l’ausilio di musicisti di qualità come Matthew Eccles, Nick Harsant e Infinite Bisous.

Ed è proprio Charlotte’s Thong ad aprire le danze. Sonorità groovy e venature funky ci immergono da subito nel mood del brano (e allo stesso tempo del disco).

In Momo’s, seconda traccia del disco, come anticipato, fa capolino l’inconfondibile voce di James Blake, per un pezzo dalle cadenze quasi jazz che ci racconta di un amore sfortunato: When I lost you/ I cried and I cried, canta James, sullo sfondo di una melodia lenta e malinconica.

E’ sempre estremamente piacevole udire la voce di Blake, ma, in questo contesto, Momo’s non fa parte degli episodi più interessanti di Jassbusters, che ci regala altrove brani decisamente più riusciti. A partire proprio dal pezzo che segue, la sensuale Last Night, con il suo testo suadente a sottolineare una melodia blues che evoca sottotraccia delle sonorità à la Prince.

Brano che ha anticipato quest’estate l’uscita dell’album, Conn Conn was impatient, si inserisce alla perfezione nell’economia del disco, del quale conserva ritmo e timbro. E’ in effetti un perfetto biglietto da visita per l’intero lavoro, che alla fine, non fa che declinare traccia dopo traccia queste atmosfere soul languide e un po’ tristi.

Chiudono l’album i due episodi forse più belli, ovvero Sexy Man e Les Be Honest, che rievocano sonorità un po’ d’antan e che non stonerebbero in una produzione degli anni ’70, ma che non appaiono, comunque, per niente datate, o fuori luogo.

Nel complesso un disco gradevole, probabilmente, ancora più interessante se scoperto assieme al film a cui fa da colonna sonora.

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7,2/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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