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(recensione): Wanderer – Cat Power (Domino Records, 2018)

Primo album pubblicato da Chan Marshall, aka Cat Power con l’etichetta Domino, Wanderer è un disco bello e necessario.  Sono ormai di pubblico dominio i dissapori intercorsi fra la precedente casa discografica (Matador Records)  e la cantautrice americana, e in particolare tutti i tentativi, risultati fortunatamente vani, di indirizzare, in senso commerciale, le scelte artistiche e musicali di quest’ultima.

Rescisso il contratto con la Matador Records, Chan ha finalmente ritrovato la propria indipendenza e assieme ad essa la propria libertà creativa. Wanderer, decimo album di Marshall,  arriva dopo ben sei anni dalla pubblicazione del precedente lavoro, Sun ed è un disco che assomiglia prepontentemente alla sua autrice. Melodie semplici  ma superbamente costruite fanno da sfondo alla parte cantata sublimata dalla bella voce di Chan. Fil rouge delle undici le tracce che compongono l’album, una certa vena malinconica che risulta qui amplificata da testi minimalisti e mai urlati.

E’ la titletrack Wanderer ad aprire le danze. Primo singolo estratto, è anche un video ambientato sullo sfondo di un paesaggio quasi lunare filmato alla luce del tramonto.  La base musicale è ridotta al minimo e, su tutto, domina incontrastata la voce di Chan.

Come un cerchio che si chiude, Wanderer è ripresa una seconda volta in chiusura, in una versione meno minimalista e con un arrangiamento più ricco.

Bellissima, forse l’episodio migliore del disco, In Your Face, la seconda traccia. Scandita da un magico tocco di pianoforte, una melodia ipnotica e a tratti jazzata, si sposa a un testo crudo e decisamente impegnato. In the arms of the one you love/ You feel safe, you feel so above /The hunger on the streets /With your safe /And your document in its place
Your money, your gun /Your conscience, sweet like honey, canta Marshall e chiare sono le allusioni all’America post Trump.

Concretizzatasi a margine del tour che le due musiciste hanno affrontato insieme lo scorso inverno, è tanto insolita e inattesa quanto riuscita  la collaborazione con Lana Del Rey,  che si presta per un bel duetto in Woman. Brano accattivante, dalle venature funky, si intreccia ad un testo estremamente onesto e autobiografico che rivendica in modo per nulla retorico istanze sociali e di genere, cosa non per nulla facile e scontata di questi tempi. If you know people who know me/ You might want them to speak /To tell you ‘bout the girl or the woman they know /More than you think you know about me, recita il brano. Le voci delle due musiciste paiono perfettamente in sincrono, anche se, dobbiamo pure dirlo, Lana risulta un po’ in sottotono rispetto a Chan (e comprensibilmente).

Magnifica anche la cover di Stay di Rhianna, brano che nella versione di Cat Power perde forse in sensualità per crescere tuttavia in intensità e lirismo, sottolineata ancora una volta dalle note del pianoforte.

Altri brani notevoli, Black, Robbin Hood e la struggente Me Voy, traccia fra inglese e spagnolo  sublimata da un intenso dialogo fra piano e chitarra acustica per uno degli episodi più interessanti di un disco nel complesso magnifico.

Cat Power sarà in un tournée a Paris tra qualche giorno. Vi racconteremo il live.

8,2/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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