(recensione): Skylight – Pinegrove (self-released, 2018)

E’ trascorso quasi un anno dal 21 novembre 2017. In piena tempesta #metoo, Evan Stephens Hall, leading singer dei Pinegrove, pubblica una lunga dichiarazione nella quale annuncia una pausa nell’attività musicale della band in seguito a non meglio precisate accuse di abuso sessuale mosse nei suoi confronti dalla donna con la quale intratteneva una relazione. L’album Skylight, del quale era prevista a breve la pubblicazione, viene messo in standby, e allo stesso modo si interrompe bruscamente una carriera che si annunciava tutta in discesa per la band americana, che in sei anni di attività si era guadagnata una eccellente reputazione e il favore di pubblico e critica.

A distanza di un anno, eccoli di ritorno. Skylight è stato infatti messo in linea lo scorso 28 settembre sulla piattaforma bandcamp. Disponibile liberamente in streaming e acquistabile a prezzo libero, il terzo album degli americani puo’ essere visto come una bella sorpresa e un gradito ritorno sulle scene per la band di Montclair, New Jersey. Undici canzoni, alcune delle quali di vecchia data e altre già pronte lo scorso anno, se ci atteniamo alle dichiarazioni dei componenti del gruppo, ma che, inevitabilmente, oggi, suonano come una confessione e un punto di ripartenza.

E’ Rings la prima traccia del disco. I draw a line in my life / singing this is the new way i behave now / & actually live by the shape of that sound, canta Evan. E le parole, catartiche, risuonano oggi piene di significato.

Musicalmente l’album è un interessante intreccio di trame sonore dalle venature folk e country. Bello il dialogo fra chitarra, basso e batteria: su tutto dominano le tastiere di Nandi Plunkett, che fa il suo ritorno nella band dopo la pausa presa per dedicarsi al suo progetto solista come Half Waif (di cui abbiamo avuto modo di parlarvi questa primavera).

Fra le tracce più significative, Intrepid, Angelina, Skylight (la titletrack) e Light On, con le sue malinconiche venature country. Angelina, brano che risale al 2016 e già noto in versione live, risulta particolarmente riuscito, con le sue continue variazioni di ritmo e il suo testo, breve ma fologorante. how’d you get so tangled up in my thinking? /how’d you get so caught? /how’d you get so tangled up?

Skylight è una ballata dalla cadenza folk che non stonerebbe in un film western d’antan. Bello il dialogo fra chitarra e batteria sottolineato dalla voce di Evan che recita, in modo inequivocabile: let me let go / let me know me better.

Suona del tutto coerente con il brano che chiude il disco, Light On, nel quale Evan dichiara come in una confessione: i wanna be better to you / i wanna do much better.

Sicuramente uno degli episodi più interessanti del disco: un pezzo fra folk e country, in cui brillano le tastiere di Nandi, scandite dalla batteria e ingentilite da voce e chitarra.

Un disco decisamente riuscito che si lascia ascoltare con piacere e che si merita una notazione più che positiva.

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7.7/10

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