(recensione): For My Crimes – Marissa Nadler (Sacred Bones Records, 2018)

Ottavo album in studio per Marissa Nadler: For My Crimes, pubblicato con l’etichetta Sacred Bones Records proprio in questi giorni, è un lavoro singolare e al tempo stesso una conferma del talento della giovane musicista americana.

Originaria di Boston, ma saldamente ancorata alla tradizione country folk del profondo sud degli States, Marissa puo’ essere a ragione inserita nel novero delle cantautrici americane più sensibili e interessanti che siano apparse in scena in questi ultimi anni. La sua magnifica  voce da mezzo soprano si sposa alla perfezione con sonorità più tradizionali e puo’ contare su testi personali, profondi e mai scontati.

Per questo album Marissa ha scelto di avvalersi della collaborazione di musiciste amiche di valore indiscusso: e cosi’ ecco che fra una traccia e l’altra fanno capolino nomi come quello di Sharon Van Etten, Angel Olsen e l’arpista Mary Lattimore.

L’esito finale è un album musicalmente ricchissimo grazie al quale Nadler approfondisce strade già sperimentate e al tempo stesso si avventura in nuovi sentieri, creando trame complesse ed estremamente affascinanti.

E’ la title track For My Crimes ad aprire il disco: una ballata triste e cupa, dominata da un magnifico riff di chitarra. La voce di Angel Olsen si ode proprio per nel ritornello che recita malinconicamente:  Please don’t remember me/Please don’t remember me /Please don’t remember me for my crimes.

Album cupo e malinconico, profondamente segnato da una rottura sentimentale avvenuta nel 2016, in occasione del tour legato alla promozione del precedente disco Strangers, For My Crimes è interamente giocato su toni scuri e su ombre pesanti, ma puo’ contare su luci improvvise, accentuate dalla voce eterea di Marissa e da trame musicali di una purezza cristallina.

E’ il caso di tracce come Are You Really Going to Move to the South, in cui dominano bellissime voce e chitarra, e la magnifica Interlocking che vede l’insolito dialogo fra chiatarra acustica ed elettronica a sublimare un testo particolarmente amaro: Tried to live without you, baby/ I should know that by now/ Every day’s a bad day/ And I’ve been so down.

Blue Vapor, quinta traccia dell’album è anche uno degli episodi più significativi del disco: brano tutto in crescendo, ci permette di comprendere, come attraverso una lente di ingrandimento, l’evoluzione di Marissa e il suo desiderio di fare convivere luci e ombre, nord e sud, sperimentazione e tradizione.

Il brano, che puo’ contare sulla batteria di Patty Schemel e sugli archi di Janel Leppel è anche un video in bianco e nero pubblicato in occasione dell’uscita della canzone quest’estate, primo singolo estratto dall’album.

Fra gli altri brani significativi, All Out of Catastrophes,  I can’t listen to Gene Clark anymore e Dream Big In The Sky: la prima con il suo testo tragicamente folgorante, la seconda con i suoi toni al tempo stesso eterei e malinconici accentuati proprio da archi struggenti e infine l’ultima che pare una ninnananna particolarmente triste.

Un disco magnifico che attendiamo di poter ascolatare presto live in occasione della tournée europea.

click to listen

7.8/10

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