(recensione) : KIN (Original Motion Picture Soundtrack) – Mogwai (Rock Action, 2018)

Non è certo la prima volta che i Mogwai si cimentano nella  composizione di original soundtrack. Prima di KIN, colonna sonora scritta per l’omonimo film di fantascienza diretto dai fratelli Baker, avevamo già avuto modo di apprezzare la musica pensata per la serie Les Revenants e, soprattutto, quella composta per i documentari  Zidane: A 21st Century Portrait risalente al 2006 e Atomic del 2016. Quest’ultimo episodio in particolare aveva messo in luce tutte le qualità e le doti decisamente cinematografiche della band, capace di creare atmosfere in perfetta sintonia con le immagini proiettate sul grande schermo.

KIN è, ad ogni buon conto, la prima colonna pensata per un vero lungometraggio: una prova superata per la band post-rock scozzese capitanata da Stuart Braithwaite che, in nove tracce (tanti sono i pezzi che compongono l’album), riesce a distillare quanto di meglio il gruppo è in grado di offrire in questo genere di produzioni.  A partire proprio dalla titletrack KIN, brano tutto in crescendo, giocato fra le note del pianoforte e dei sintetizzatori, strumenti in questo lavoro decisamente in primo piano rispetto alle chitarre, che si aggiungono solo in un secondo tempo assieme alla batteria, a creare un suono alla volta straniante ed epico.

Introdotta dalle note del pianoforte anche Eli’s Theme, traccia che apre l’album e che accompagna il giovane protagonista  Elijah “Eli” Solinski nel corso della narrazione con sonorità malinconiche e stranianti.

Se è proprio il suono del pianoforte a tenere le fila del discorso per gran parte dei 41 minuti durante i quali si snodano i brani che compongono l’album, è con la traccia che chiude l’album, ovvero We’re not Done (End Title) che ritroviamo nuance più vicine al classico sound Mogwai. 

Le venature più minimaliste lasciano lo spazio a un tappeto sonoro più complesso ed elaborato, nel quale fa capolino anche la voce di Braithwaite impegnato nell’interpretazione di un testo delicato e malinconico: So glad to see you my friend/ old on to the space again /Everything unfolds /Possibly another way/ Thinking of you every day / We are going home recita una strofa centrale del pezzo.

Le nove tracce sono nel complesso estremamente coerenti e gli scozzesi dimostrano una volta di più  di saper creare atmosfere eleganti e suggestive e allo stesso tempo evocative.  Un episodio fra tutti, Donuts, brano etereo e struggente, assieme alla titletrack fra i brani da segnalare del disco.

E’ proprio la varietà della loro produzione,  la capacità di passare da un registro minimalista a uno più epico il vero punto di forza della band, che anno dopo anno riesce a mantenersi a livelli di assoluta eccellenza.

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8/10

 

 

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