Blood Orange - Negro Swan

(recensione) : Blood Orange – Negro Swan (Domino Recording, 2018)

Sesto album in studio per Devonté Hynes, conosciuto anche con lo pseudonimo Lightspeed Champion e quarto album pubblicato con il nome Blood Orange. Negro Swan è un lavoro ambizioso: nel corso di un’intervista concessa lo scorso mese di luglio a Pitchfork, è lo stesso musicista inglese a definirne i contorni e a spiegarne gli obiettivi. Si tratta di un lungo viaggio musicale nel cuore della comunità nera e queer ed è anche il tentativo di raccontare i problemi, le ansie e la depressione di esistenze ai margini, gli infiniti traumi superati e la speranza che tiene in vita e trasforma vite spezzate in magnifici cigni.

Musicalmente si tratta di un fecondo mélange di r’n’b, blues, soul, rap, jazz e musica elettronica. Sedici tracce che vedono la collaborazione, fra gli altri, di Puff Daddy, A$AP Rocky e Ian Isiah, stupendamente arrangiate e che possono contare su testi folgoranti e mai banali, che affrontano con delicatezza temi assieme personali e dolorosi. Come Orlando traccia che apre il disco.

Dreaming a battle (Get it) / Give me time /Walked these steps before / Sixteen-year-old boy / To feel so numb that it’s deafening, walls’ll give in /After school, sucker punched down / Down and out/ [Refrain]/ First kiss was the floor /First kiss was the floor canta Dev con onesto pudore, ricordando la propria adolescenza difficile in un brano che evoca certe melodie alla Marvin Gay, rivisitate in chiave elettronica e rap.

Non meno bella la seconda traccia, Saint, un rap jazzato dalle cadenze funk in cui fanno capolino le voci di Aaron Maine & BEA1991, Adam Bainbridge e Ava Raiin.

Hope è la traccia pensata e cantata con Puff Daddy e Tei Shi. E’ anche uno dei pezzi da novanta dell’album. Una traccia complessa: rap e soul allo stesso tempo, ingentilita, sul finale, dal suono del pianoforte a sublimare un testo che parla d’amore e di speranza.

I’ll love again/ You are the only one / You give me that hope that, um /I’ll love again
Maybe one day I’ll get over my fears and I’ll receive, recita, infatti, la parte cantata proprio da Puff Daddy.

Diversa l’atmosfera per la traccia che vede la collaborazione di A$AP Rocky, un testo amaro e crudo per uno dei brani più riusciti dell’album, dalle venature jazzate e soul sullo sfondo di un classico rap.

Brother, baby, we’ve seen it all / And we’re tired, so what you want from me?, conclude Devonté malinconicamente.

Diversi stili e generi coabitano nell’album: dal gospel, interpretato assieme a Ian Isiah, di Holy Will, al soul di Runnin, al r’n’b, fino ad arrivare al rap più duro passando per nuance in stile Motown come in Nappy Wonder.

Un album bellissimo, che si ascolta senza paura di annoiarsi, proprio grazie alla complessità dell’intreccio musicale che ne costituisce lo sfondo.

Uno dei grandi dischi del 2018.
8,8/10

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