Tunng - Songs you make at night

(recensione) : Songs You Make at Night – Tunng (Full Time Hobby, 2018)

Band britannica in attività dal 2003, i Tunng, giunti al quinto album in studio, sono dei musicisti capaci di elaborare un sound originale e maturo. Songs You Make at Night, album pubblicato a fine agosto con l’etichetta Full Time Hobby, si compone di 11 titoli e segna un momento importante nella carriera della band guidata da Mike Lindsay e Sam Genders. Da sempre fluttuante fra generi e universi musicali differenti e variegati, il gruppo, al confine fra elettronica, folk, indie pop e rock, ha trovato con quest’ultimo lavoro una formula perfetta, capace di contenere e declinare all’infinito tutte le possibilità offerte dal mélange di questi singoli elementi, creando un microcosmo complesso e affascinante.

Il brano che apre le danze, Dream On, ne è un esempio perfetto.

Nuances elettroniche e acustiche coesistono e si alternano non solo fra brano e brano, ma anche all’interno della stessa traccia: tastiere, chitarre e sintetizzatori dialogono incessantemente, costruendo trame eteree che disegnano di volta in volte paesaggi e atmosfere.

The shapes are raining down/ Like shards of sky / And fragments of a better life /The people running round /With rainbow skulls/Each one contains a separate world / It is the strangest world
We’re living in /And though we feel like giving in, recita la seconda strofa del pezzo e non si fatica a visualizzare una scena descritta a pennellate vivaci.

Bellissima la traccia che segue, ABOP, brano scelto come singolo e accompagnato da un video dal sapore psichedelico.

I want a kiss from a magical girl / (I want to sound like a magical sound) / I want to swim with magical bird /(I want to be like magical beast) / I want to write on a magical wall /(I want to shop in a magical shop) /I want to wake with a magical girl /(I want to swim in a magical cave), canta la voce narrante, intepretata da Mike Lindsay, sottolineata da una trama in crescendo, sublimata dal suono dei sintetizzatori e a cui fa da contrappunto la voce della pornostar degli anni 70 Mary Millington, aggiunta con un breve sample al brano.

Episodi più marcatamente elettronici si alternano, come dicevamo, ad altri più acustici. Ed ecco quindi che brani come Dark Heart si alternano ad altri con un tessuto più classico: fra tutte la magnifica e sognante Like Water, ingentilita dal suono sublime della chitarra, cosi’ come Crow, a dimostrazione della versalità e dalle potenzialità raggiunte da una band capace di passare con assoluta nonchalance da un registro all’altro.

Da segnalare anche Flatland, traccia dal ritmo ossessivo e dal testo non meno angosciante che evoca la freddezza degli universi digitali,ed Evaporate dall’andamento di una filastrocca.

L’album si chiude con Dream Out, traccia perfettamente simmetrica alla Dream In che apre il disco, breve interludio che annuncia la fine della notte musicale narrata da Tunng.

Album bellissimo e riuscito per i Tunng quindi, attesissimi per un’esibizione live quest’autunno, anche a Parigi.
7.8/10

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