Spiritualized - And Nothing Hurt

(recensione) : And Nothing Hurt- Spiritualized (Bella Union, 2018)

Sono trascorsi ben 6 anni dalla pubblicazione dell’ultimo album in studio degli Spiritualized, band capitanata da Jason Pierce e nata dalle ceneri degli Spacemen 3. Un considerevole lasso di tempo, che non fa altro che confermarci le difficoltà incontrate da musicista britannico nel corso del processo creativo, come da lui stesso confermatoci nel corso di un’intervista concessa alla stazione radiofonica KEPX.

L’ottava prova in studio di Pierce con gli Spiritualized,  And Nothing Hurt, album che sarà pubblicato il prossimo 7 settembre con l’etichetta Bella Union, si compone di 9 tracce ed è un ulteriore tassello nel ricco percorso intrapreso dall’ex Spacemen  3.  Il rock psichedelico degli esordi si mescola al jazz e al rythm ‘n blues, intrecciandosi al country rock e al rock alternativo e al noise, costruendo un tessuto complesso,  in cui coabitano stili e sonorità musicali solo apparentemente in antitesi.

Bellissima la ballata che apre il disco: A Perfect Miracle ci immerge da subito in un mondo affascinante, ponendo le basi di un viaggio musicale scandito da testi folgoranti e sottolineato da melodie complesse e sapientemente costruite.  Del resto, sin dai tempi di Ladies and Gentlemen We are Floating into Space, Jason Pierce ci ha abituato a tracce che non temono di misurarsi con orchestre sinfoniche e che possono contare su arrangiamenti elaborati.

Bellissimo e poetico il testo che parla di un amore finito o forse ancora in corso con un tono ironicamente malinconico. “Darling, you know, I’m sorry / (I’d like to sit around and dream you a perfect miracle) / I won’t get to see you this spring /(I’d part the clouds and have the sun proudly shining on you)/ My phone has been broke and I thought that we spoke / (I’d take the stars as well and line them up to spell “Darling, I love you”)/ Don’t think it’s working out anyway/ (And little by little watch it all come true)”, canta Jason nel ritornello di in uno testi più riusciti dell’album.

La voce di Pierce fa capolino, come d’abitudine, senza alcuno sforzo in un dialogo in crescendo con una parte corale che crea come un effetto di straniamento.  Interessante il raffronto con la seconda traccia dell’album I’m Your Man, brano che mescola cadenze jazz e blues con nuances più rock, rendendo cosi’ plastiche le ambizioni di Jason, desideroso di creare tessuti sonori non facilmente inquadrabili in una sola categoria o genere.

Ballate psichedeliche fanno capolino fra un brano e l’altro e cosi ecco Let’s Dance, The Price  e Sail on Through, brano che chiude l’album, per non parlare della bellissima Damaged, altro pezzo dal tessuto ricco e variato, dalle atmosfere rarefatte.

Here It Comes (The Road, Let’s Go), terza traccia dell’album risale al 2012, anno in cui aveva fatto il suo debutto live.

Nel complesso, l’album è un intreccio riuscito di sonorità minimaliste e barocche che riescono a convivere magistralmente senza particolari problemi,  suggellate dalla voce disincanata di Jason che ci parla scanzonatamente di amori più o meno felici.

L’album è disponibile da qualche giorno in anteprima sul sito NPR First Listen.

click to listen

8.3/10

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