Big Red Machine - Jagjaguwar (2018)

(recensione) : Big Red Machine – Big Red Machine (Jagjaguwar, 2018)

Risale al 2008 la feconda collaborazione fra il National Aaron Dessner e Justin Vernon, più noto al pubblico come Bon Iver. Da allora le incursioni di Vernon nella musica dei National (e viceversa) si sono moltiplicate, fino a raggiungere una autentica concretizzazione a inizio giugno con l’annuncio della formazione di una band, Big Red Machine, in previsione della pubblicazione di un album omonimo. Album arrivato infine in questi giorni.

Dieci tracce per la durata complessiva di 46 minuti. Big Red Machine, nome che evoca l’appellativo riservato ai Cincinnati Reds, squadra di baseball della città natale di Dessner, è un album che riassume al meglio le personalità complemetari dei due musicisti coinvolti, facendo tesoro del meglio della loro vena artistica.

Evidente appare l’influenza di 22, A million, straordinario album di Bon Iver del 2016, ma non meno importante l’apporto di Dessner, elemento chiave assieme al gemello Bryce (che fa capolino anche in questo lavoro) nella costruzione del suono dei National. Le dieci canzoni che compongono l’album sono quindi un complesso intreccio musicale in cui l’elaborato sound creato da Aaron fa da contrappunto all’universo sonoro di Vernon. Ai due si aggiungono altri volti noti della scena indie come Lisa Hannigan, Phoebe Bridgers, Kate Stables e, non ultimo, Richard Reed Parry degli Arcade Fire.

I testi conservano tutta l’essenzialità della scrittura di Justin e allo stesso tempo mantengono intatto tutto il loro potere evocativo.

Clad in ballads, wine and orchids / Cause I know the kind you seek/ You used to lay down all around me / You used to lay it all by me/No it’s not just adulation /I will hold you for me, canta Bon Iver, con il suo classico falsetto, in Hymnostic, una delle tracce più belle di questo, nel complesso, bellissimo lavoro. Un tessuto sonoro ricco e avvolgente costruito attorno al pianoforte fa da sfondo alla parte cantata, ricreando un’atmosfera struggente, alla quale non pare estraneo l’apporto del musicista islandese Ragnar Kjartansson

Influenze hip hop à la Bon Iver fanno capolino fra un pezzo e l’altro e coabitano pacificamente con trame più elaborate e complesse, creando un universo variegato, molteplice e ricchissimo.

Fra le tracce più interessanti le bellissime OMDB e People Lullaby, costruite attorno ad elaborati arpeggi al pianoforte, ma non sono meno belle ed interessanti le due canzoni che chiudono l’album: I Won’t Run From it, dalle nuance folk e Melt dal ritmo martellante e in crescendo.

L’album è disponibile all’acquisto in tutti i formati e ascoltabile in streaming sulla piattaforma PEOPLE.

Big Red Machine è anche una delle migliori uscite del 2018.
9/10

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: