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(recensione): Marauder – Interpol (Matador Records, 2018)

“Marauder chained of no real code/ Marauder breaks bonds / Marauder stays long / Plays with the real face on/ See I touched an angel’s wing / She laid it over me”, canta Paul Banks quasi in coda della quinta traccia di Marauder. Marauder è il sesto album in studio degli Interpol, band newyorkese in attività da ormai 16 anni. Era infatti l’estate del 2002, quando veniva pubblicato il capolavoro indiscusso della band, Turn on The Bright Lights, album iconico del genere nu new wave e manifesto di una intera generazione. Difficile eguagliare il livello di eccellenza raggiunto con tale esordio, ma gli Interpol hanno saputo mantenere negli anni degli standard di estrema professionalità. I loro album, alcuni più degli altri, si segnalano per una onestà di fondo e un’estrema coerenza. Fil rouge che accomuna tutti e sei i lavori: un certo gusto per il minimalismo, la voce inconfondibile di Paul Banks, i perfetti riff di chitarra di Daniel Kessler e la batteria di Sam Fogarino. Sono questi gli elementi che contribuiscono a tessere una trama sonora di ombre e luci, sempre carica di sensualità. Marauder, che si avvale della collaborazione di Dave Friedmann, già produttore di Flaming Lips e Mogwai, risulta essere uno degli esperimenti più riusciti della band di Banks e Kessler, a partire dalla decisione di incidere le 13 tracce in analogico, in un processo definito da Banks di “decostruzione”. E’ la bella If You Really Love Nothing, presentata in anteprima in versione live nel corso di un concerto a Mexico City ad aprire l’album.

Terzo singolo estratto dopo The Rover e Number 10, è anche un videoclip giocato sui toni del rosso che vede la presenza di una delle figure più glamour nel panorama cinematografico attuale, ovvero Kristen Stewart.
“You can trace a hole upon your dress/ And give me goodbye and a kiss / I see you trace/ that hole upon your chest / Give me goodbye and a kiss” canta Paul Banks in uno dei brani più belli e interessanti dell’intero album. Atmosfere malinconiche che preludono ad un addio sono sublimate da un sound inconfondibilmente firmato Interpol. 

Segue The Rover, primo singolo estratto dall’album, accompagnato da un video interamente girato a Mexico City, città evidentemente cara alla band.

Video luminoso e coloratissimo, cosi’ come il sound che lo accompagna, che si allontana un poco dalle atmosfere cupe e claustrofobiche sovente associate alla band.
Marauder è infatti un album in cui le ombre sono equilibrate da luci improvvise che contribuiscono ad allegerire la trama musicale e che paiono, nonostante tutto, sposarsi perfettamente alla voce di Banks.
Flight of Fancy e Stay in Touch, quarta e quinta traccia, sono due fra i brani più interessanti di questa sesta prova della band.  La prima, nel solco della tradizione, ci rimanda ad atmosfere alla Turn On the Bright Lights, la seconda ci offre un ritmo ossessivo, scandito dalla chitarra di Kessler, sottolineato da un testo altrettanto cupo e minaccioso.
Due brevi intermezzi solo strumentali di estrema qualità si inseriscono fra le 13 tracce che costituiscono il disco. La prima pausa, dopo Stay In Touch, introduce una sezione in cui sono da segnalare senza dubbio, Nysmaw e Surveillance. Quest’ultima in particolare puo’ essere considerata uno dei pezzi imprescindibili di Marauder: è accompagnata da un testo folgorante nel quale compaiono le ben note liriche criptiche di Banks. Be famous/ but still technically fine /falling the rain man /Great hesitations of mind will stay canta quest’ultimo, che nel corso di un’intervista ha affermato che Marauder è una sorta di suo alter ego, qualcuno che come lui alterna momenti di confusione creativa ad attimi più contemplativi.
Il giudizio finale non puo’ che essere positivo.
8/10

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For every evil under the sun, there is a remedy, or there is none, If there be one, try and find it, If there be none, never mind it.

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