(recensione): Noonday Dream – Ben Howard (Island Records, 2018)

Non è da oggi che amiamo e quindi seguiamo con attenzione Ben Howard, giovane cantautore inglese che ci aveva rapito in occasione della sua intensa esibizione a Rock en Seine, tre anni fa. Era, all’epoca, reduce dalla pubblicazione dell’album I Forget Where We Were, suo secondo album in studio, che aveva convinto tanto il pubblico quanto la critica.

Grandissima era quindi l’attesa per il suo nuovo lavoro, Noonday Dream, album arrivato, puntualmente il 1 giugno. E fa estremamente piacere poter dire che le aspettative non sono state disattese.

Musicista raffinato e sensibile, Howard, già in occasione del suo secondo disco, aveva scelto di abbandonare le sonorità pop-folk “facili” che permeavano le tracce presenti sull’album del debutto, Every Kingdom, per cimentarsi in un percorso più complesso e sperimentale. Con Noonday Dream, Ben prosegue su questo sentiero, intensificando e amplificando la ricerca, ottenendo in questo sonorità sempre più ricercate e interessanti.

Dieci tracce che si dipanano in cinquanta minuti (le tracce sono 12 nella versione su vinile, grazie all’aggiunta di Bird on a Wing e un interludio solo strumentale, ndr). Noonday Dream si apre sulle note della bellissima Nica Libres at Dusk, brano dalle nuances eteree e rarefatte, sottolinate dall’ipnotico intreccio di riff di chitarra, sintetizzatore e vocoder. Come spiegato da Ben nel corso di una intervista concessa alla BBC, si tratta di una sorta di invito al sogno: “Somewhere she dreams/ Somewhere she’s dreaming/ The Caribbean Nica Libres at dusk”, recita Howard e ci pare davvero un eccellente modo di introdurre le canzoni che seguono.

Sonorità sognanti sono presenti anche nella seconda traccia, Towing the Line, ballata dolce e romantica che introduce la complessa A Boat to an Island on the Wall. Brano che si articola nel corso di quasi 8 minuti e che permette a Ben di costruire un tessuto musicale in crescendo, nel corso del quale assistiamo a continue variazioni di ritmo, assicurate dal dialogo fra chitarra acustica ed elettrica, sintetizzatore, organo, e percussioni. Ci consente una volta di più apprezzare al meglio la maestria di Howard nel costruire trame fuori dal consueto.

Il medesimo titolo è ripreso poco più avanti con il pezzo A Boat to an Island on the Wall part 2 / Agatha’s Song, brano tanto intenso musicalmente quanto folgorante nel testo che recita: In a sitting room, I would lay to you/ Someone could come from the cavalry/ What have I done with my man.

Fra i brani più interessanti dell’album non possiamo non segnalare The Defeat pezzo nel quale possiamo aprezzare le doti vocali di Ben, sottolineate dalla intensa sezione ritmica assicurata dalle percussioni di Kyle Keegan.

Bellissime, infine, le due tracce che chiudono l’album There’s Your Man e Murmurations, a suggellare una delle migliori uscite musicali dell’anno.

8/10

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