(recensione): Wide Awake! – Parquet Courts (Rough Trade, 2018)

Texani trapiantati nella Grande Mela, i Parquet Courts sono una band che si muove in un territorio vasto e variegato. Sonorità punk e noise si mescolano a nuances art rock più sperimentali che rimandano all’eleganza sofisticata dei Velvet Underground, creando trame originali e imprevedibili.

Dopo l’esperimento Milano, condotto in collaborazione con il nostro connazionale, trapiantato in California, Daniele Luppi e Karen O, lead singer della band post punk Yeah Yeah Yeahs, eccoli di nuovo protagonisti della scena musicale con il nuovo album Wide Awake !, disvelato nel corso di un concerto diffuso proprio oggi da Pitchfork, e trasmesso in diretta dalla sede newyorkese della casa discografica Rough Trade.

Parquet Courts live from Rough Trade NYC

L’album si compone di tredici tracce che, come di consueto, mescolano stili e sonorità. La voce e i testi di Andrew Savage sublimano le linee melodiche che alternano momenti decisamente punk ad episodi più complessi ed elaborati. Per semplificare, si direbbe un matrimonio riuscito fra Talking Heads e The Stranglers con i Velvet Underground a fare da testimoni.

Total Football, traccia che apre l’album, deve il suo nome alla tecnica calcistica inaugurata negli anni 70 dalla nazionale olandese. Ciascun giocatore, lungi da restare relegato ad un solo ruolo, doveva essere pronto a confrontarsi con i compagni di squadra a tutto campo. Metafora riuscita dello spirito che anima l’album, in cui, soprattutto il lead singer Savage non teme di ingaggiare la propria voce in sfide sempre differenti.

Violence, secondo pezzo, nasce attorno alle splendide linee di basso offerte da Sean Yeaton e che del brano costituiscono il nucleo centrale: ad esse si aggiungono in crescendo batteria e sintetizzatori a suggellare una traccia che rientra a buon titolo fra i migliori episodi dell’album.

I sintetizzatori sono in primo piano anche in Before The Water Gets to High traccia dal sapore decisamente seventies, cosi’ come Mardi Gras Beads, brano con venature vagamente country e d’antan. Si tratta anche di uno dei due primi singoli estratti dall’album, pubblicati a inizio marzo.

Non stonerebbe nel repertorio dei Talking Heads, la title track, secondo singolo scelto per la promozione, ovvero Wide Awake.

Mind so woke ‘cause my brain never pushed the brakes /I’m wide awake / I’m wide awake /I’m wide awake /I’m wide awake /I’m wide awake canta ossessivamente Savage.

Prende invece spunto da una tragedia famigliare una delle tracce più belle dell’album ovvero Death Will Bring Change, ispirata dalla morte improvvisa della sorella minore di Austin Brown, seconda voce e chitarra. Chitarra, batteria e sintetizzatori creano un emozionante intreccio sonoro, con un coro di voci bianche a fare da controcanto alla voce di Austin.

L’album, nel complesso notevole e riuscito, si chiude con le sonorità a metà strada fra punk e funk di Tenderness, a conferma dell’estrema varietà della proposta musicale della band.
7,8/10

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