Mary Lattimore - Hundreds of Days

(recensione): Hundreds of Days – Mary Lattimore (Ghostly International, 2018)

One comment

Strumento antico e dal suono evovativo, l’arpa è assai apprezzata nell’universo rock alternativo e indipendente. Se Joanna Newsom ne è una delle più conosciute e interessanti interpreti, Mary Lattimore è senza dubbio colei che più di ogni altro musicista ne ha esplorato le infinite potenzialità. Forte delle molteplici collaborazioni con artisti del calibro, fra gli altri, di Sharon Van Etten o Thurston Moore, Mary ha intrapreso in parallelo una carriera solista. Hundreds of Days, presentato in anteprima da NPR Music è il suo terzo album in studio e sarà pubblicato con l’etichetta Ghostly International il prossimo 18 maggio.

Interamente composto e registrato in un fienile sito nella regione di San Francisco e trasformato in studio di registrazione, Hundreds of Days, cosi’ come il precedente At The Dam, si serve delle infinite trame sonore, eteree e sognanti, regalate dall’arpa per disegnare paesaggi, narrare storie e raccontare emozioni.

Le 7 tracce che costituiscono l’album ci guidano in un viaggio che dura tutta un’estate. L’arpa è ovviamente lo strumento attorno al quale si costruiscono le differenti melodie, ma l’album è frutto di un lavoro collettivo (15 i musicisti che hanno collaborato alla sua registrazione) e cosi’ ad essa si aggiungono, di volta in volta, chitarra, sintetizzatori, organo e batteria, a sottolineare e sublimare il tema al centro di ogni traccia.

Dura più di 11 minuti It Feels Like Floating, brano che apre l’album. Ha uno sviluppo in crescendo e vede l’insolito e riuscito dialogo fra arpa e sintetizzatori.

Esordisce invece con l’andamento di una ballata medievale, il secondo brano, Never Saw Him Again, che alterna nuance antiche a venature moderne. Il cuore è cadenzato da arpa e organo a creare un effetto bordone che si ripete in modo ossessivo fino a sfumare sul finale.

Un effetto straniante che spazia fra antico e moderno pervade anche il quinto pezzo,  Their Faces Streaked with Light and Filled with Pity: in questo caso, dei riff di chitarra si sposano al suono dell’arpa, dando vita a un intreccio sonoro sospeso nello spazio e nel tempo.

Siamo totalmente immersi in un universo lontano e fatato: paesaggi reali, immaginari o soltanto evocati dalla memoria si susseguono traccia dopo traccia, facendoci rivivere con Mary “l’estate più bella della sua vita”, cosi’ come lei stessa la definisce nella presentazione dell’album presente sulla sua pagina Bandacamp.

Tra i brani da segnalare, bellissima la traccia che chiude l’album, ovvero Wind Carries Seed, in cui Lattimore ci offre un ulteriore esempio dal magnifico dialogo possibile fra arpa e sintetizzatore.

Un album insolito ma da ascoltare senza esitazioni.

Click to listen

7,6/10

 

1 comments on “(recensione): Hundreds of Days – Mary Lattimore (Ghostly International, 2018)”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.